Reina e Dida, due che fanno paura: ai propri tifosi

nostro inviato ad Atene
Ultimamente la Champions non è poi stata così avara con i numeri uno, intesi quelli con i guanti, e dal dischetto il titolo di campione d’Europa è andato via come il pane. Se chiedono a Benitez cosa pensa dell’eventualità di una finale decisa ai rigori, il tecnico del Liverpool dice no col ditino. Se girano la medesima domanda ad Ancelotti ricevono un risolino eloquente.
Invece dovrebbero chiederlo ai diretti interessati. Magari Dida e Reina sarebbero stati grandi amici fin da piccoli, a volte le difficoltà uniscono. In un gioco dove nessuno vuole stare in porta, e spesso si gioca a porta unica, loro avrebbero fatto i numeri pur di guadagnarsi il ruolo. Nelson e José, uno alto e l’altro no, uno con la riga scolpita e l’altro spelacchiato, uno nero e l’altro bianco, ci sono anche quasi dieci anni di differenza ma il destino li ha messi assieme e se è confermato che i portieri troppo normali non lo sono mai stati, lo spettacolo è da prima fila. Non che sia così alta la probabilità di finire ai rigori, ma eventualmente ci sono loro, una contraddizione dietro l’altra.
Reina, per esempio, aveva il padre portiere e avrà anche capito cosa vuol dire giocare in quel ruolo. Invece niente, se c’è qualcosa che gli riesce bene è l’assurdo, nasce a Madrid e inizia la carriera nel Barcellona. Quando lo ritengono piccolino e giovane per un ruolo così importante e lo spediscono al modesto Villarreal, lui conquista una storica qualificazione in Champions League parando sette rigori su nove durante la prima stagione nella Liga da numero uno. Il paradosso che lo attende però è un altro, quello di scalzare dal ruolo di titolare proprio chi ha fatto dei rigori il suo orgoglio. Il tipo si chiama Jerzy Dudek e subito dopo la finale di Istanbul, le sue prodezze in Champions sono diventate una Dudek dance, un po’ come il rap del Trap, e a José Reina i balli dell’estate non sono mai garbati. Ha preso i guanti e ci si è infilato dentro come una tinca. Risultato? Un disastro. Il buon José ha infilato una stagione da paura.
Ma Benitez continua a dar fiducia allo spagnolo: «Lui per me è il miglior portiere al mondo». Ricorda qualcuno? Risposta: sì ricorda qualcuno, per esempio il vecchio Nelson, uno che è stato venduto per burla anche su Ebay con la seguente motivazione: ora è in buone condizioni, unici problemi sulle uscite alte, e uscite basse, i rinvii da calci piazzati, la copertura sul primo palo. Eppure i due portieri più scarsi della stagione, secondo le rispettive tifoserie, se la giocano stasera, uno dei due sarà campione d’Europa, l’altro lo guarderà, è destino, come da piccoli quando c’era la porta unica.