Reina, eroe di Anfield battuto solo dai ladri

Casa svaligiata mentre lui parava i rigori del Chelsea. Precipita elicottero: muore vicepresidente onorario dei Blues. Mourinho rischia la panchina

È accaduto di tutto. Mentre il popolo dell’Anfield cantava la gioia e i tifosi del Chelsea erano pellegrini mesti. È precipitato un elicottero, hanno svaligiato una villa. Tutto intorno a quella partita che è entrata già a far parte della storia, dopo la cronaca forte di martedì sera. La cronaca che segnala la morte di Philip Carter, vicepresidente onorario del Chlesea, che, dopo aver assistito alla semifinale con il figlio e l’altro uomo di affari Jonathan Waller. Aveva lasciato l’aeroporto John Lennon di Liverpool a bordo del proprio Twin Squirrel, l’elicottero privato che è anche in dotazione della polizia britannica. Era passata la mezzanotte quando il pilota Stephen Holdich e il suo assistente non hanno fornito più notizie e l’elicottero è scomparso dai radar di controllo di Kings Cliffe, vicino Peterbrough. Ieri mattina alle dieci e e mezzo sono stati avvistati i rottami del velivolo e ritrovati i corpi delle vittime. Undici anni orsono, nell’ottobre del 1996, una identica tragedia aveva colpito Matthew Harding, anch’egli vicepresidente del Chlesea, al rientro da una partita del club londinese con il Bolton Wanderers.
Un altro episodio di cronaca, per fortuna minima, ha mosso il dopo partita di Anfield. José «Pepe» Reina ha trovato la propria casa svaligiata dai ladri che hanno anche rubato la Porsche Cayenne del portiere spagnolo, poi incendiata. Reina, al quale è stata dedicato un titolo in stile english «God save The Reina», è stato il protagonista del successo del Liverpool. Il portiere, che Rafa Benitez aveva voluto a tutti i costi in cambio di 10 milioni di sterline dal Villareal per sostituire Dudek, altro eroe dagli 11 metri, ha parato due rigori, quello di Robben sulla sinistra, quello di Jeremi dalla parte opposta mentre i «rossi» di Rafa Benitez non hanno sbagliato un solo tiro, regalando al tecnico spagnolo, la seconda finale europea in tre anni.
Il risultato della partita aveva riequilibrato quello dell’andata, l’1 a 0 del danese Hagger ha costretto ai supplementari, il Liverpool avrebbe meritato la vittoria larga, un palo, un gol annullato per un fuorigioco discutibile, erano la conferma della superiorità della squadra di casa, stimolata dall’Anfield. I rigori hanno deciso. Così come era accaduto a Roma, nella finale dell’Olimpico che esaltò il clown Grobbelear, così come accadde a Istanbul, con gatto Dudek, così come era accaduto nella finale della coppa d’Inghilterra con lo stesso Reina a parare i tentativi su rigore del West Ham. Reina era diventato il mostro del penalty con il Villareal, parando sette rigori. Benitez così lo aveva presentato alla stampa inglese piuttosto scettica sull’acquisto del giovane portiere che non aveva avuto grandi fortune al Barcellona.
Ora Reina è sacro come i Beatles, è il fab one, il favoloso numero 1 che ha portato la squadra ad Atene. Il Sun di ieri titolava Acropolis now, buon gioco di parole per presentare la sfida finale. In verità il titolo suggerisce anche una interpretazione maligna: i tifosi del Liverpool hanno una tradizione non bella a livello internazionale. Lo sbarco ad Atene, in contemporanea con il preannunciato sciopero della polizia greca, potrebbe provocare turbative. Anche l’Uefa avrebbe preferito ospitare il Chelsea in finale ma non aveva fatto i conti con l’Anfield e con la presunzione di Mourinho. «In campo c’è stata una sola squadra, la mia, soltanto il Chelsea ha cercato il gioco e la vittoria. Il resto non conta». Sarà, intanto in quattro giorni il Chelsea si è giocata la possibilità di agganciare il Manchester in testa alla classifica della premier league (distante 5 punti) e ha perso la terza semifinale di champions. Abramovich è capace di tutto. Di comprare il mondo. E di licenziare un allenatore che pensa di essere al centro del mondo medesimo.