Reja il «vecchio» pronti via e reintegra Ledesma «Salvare la Lazio è una sfida che si può vincere»

Roma. «È una grande sfida ma nella squadra ci sono valori tecnici che possono toglierci da questa situazione». Le prime parole di Reja a Formello, voglia di calcio, voglia di risalire, voglia di tenere lontano il resto. Volevano uno di esperienza, ecco il signor Edy, allena dal 1979, e lo avevano timbrato come bollito già qualche anno fa. Adesso arriva e ribalta i suoi fondamenti, schierava soprattutto una difesa a tre, si è buttato sul 5-3-2, quando ha visto il 4-1-2-1-2 di Ancelotti se ne è innamorato, ha lasciato perdere quando ha capito che con gli uomini che aveva non funzionava. Ieri, primo allenamento a Formello, ha distribuito le pettorine e ha fatto due squadre, una con Floccari, Zarate, Kolarov e compagnia titolari, schierati con un 3-5-2 che lo ha accompagnato nei suoi quattro anni e spazzola di Napoli. E con Ledesma in quella squadra: è questa la seconda grande novità, il reintegro dell’argentino, un giocatore che aveva fortemente chiesto a De Laurentiis. Le montagne si stanno avvicinando, il procuratore di Ledesma, Vincenzo D’Ippolito, ha confermato l’apertura: «Il mio assistito ha un contratto con la Lazio fino a giugno 2011, è a disposizione, se Reja ha bisogno di lui non si tirerà indietro». Non si è parlato di soldi, ingaggi, premi, sospesi. Per ora. Ma è proprio quello di cui non vuol sentir parlare Reja. Un giorno un presidente al termine della partita, entrò furibondo nello spogliatoio. Si mise a elogiare un paio di giocatori, criticò aspramente gli altri. Reja reagì, non gli sembrava una scelta intelligente, il presidente lo incenerì con lo sguardo e gli disse, davanti a tutti: «Non ti metto le mani addosso perché sei vecchio, però ti licenzio». A sera lo cercarono per ricevere le sue reazioni: «Stasera no, stasera gli animi sono troppo eccitati. Domani, parlerò domani». Non è passato più di un anno, Reja il vecchio adesso è tornato, trenta minuti di colloquio intenso con la squadra, non può cambiare tutto in trenta secondi, ventidue punti e il terz’ultimo posto in classifica sono un poster da paura, ma il signor Edy sta già facendo girare l’aria, e non fa nulla se gli incoraggiamenti che ora gli arrivano sono di circostanza, dovuti, e magari anche un po’ ipocriti.