Il relativismo offende il comune buon senso

Il comune buon senso piange lacrime amare dopo la sentenza che offendere la Madonna si può. Cosicché, incredibile ma vero, secondo il legalismo corrente, per avere rispetto, bisogna essere Dio. È il pensiero dominante. Quello secondo cui è sempre «proibito proibire» e nessuno osi toccare Caino, nemmeno nel tentativo di fermarlo mentre sta scannando Abele. Quello secondo il quale il semplice esibire come una tessera il distintivo di artista è sinonimo di licenziosità senza frontiere, naturalmente travestita da libertà. Niente più punti di riferimento, allora, perché i punti di riferimento sono sinistri steccati di una illiberale e oscurantista staccionata. È il relativismo. Quello stesso che spalanca le porte al nichilismo. Quel relativismo secondo il quale un dio vale l’altro perché un credo vale l’altro. È la modernità. Quella a detta della quale la Chiesa dovrebbe limitarsi a imboccare i poveri, perché addentrarsi nella salvaguardia dei valori esistenziali significherebbe sconfinare nel terreno esclusivo delle Rosy Bindi di turno, cioè fare politica. Quella modernità che ci induce a ritenere tutti i guai del matrimonio unicamente la conseguenza d’una spudorata promessa reciproca che ha l’insopportabile presunzione di dichiararsi eterna.Leone Pantaleoni - Pesaro