«Relazione viziata da interessi di parte»

Il premier sul palco si limita a dire: «Abbiamo superato di peggio, ma alla fine ce la faremo»

Francesco Casaccia

da Roma

Non sono tenere le prime reazioni a caldo del governo sulla relazione di Montezemolo. Anzi, il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, critica apertamente l’intervento del presidente di Confindustria. E il premier, Silvio Berlusconi, scuro in volto, decide di non intervenire. Si limita solo ad un veloce saluto agli imprenditori sottolineando che il momento difficile può essere superato con l’impegno di tutti.
Per la prima volta, l’assemblea di Confindustria si svolge all’auditorium della Musica. Montezemolo parla per oltre un’ora e mezzo. Al termine, Fini definisce l’intervento del leader degli imprenditori «viziato da interessi di parte. Avrei apprezzato di più - prosegue - se Montezemolo avesse speso qualche parola per ricordare delle miopie e delle reticenze da parte delle imprese». Se il Paese sta affrontando una situazione economica difficile, le responsabilità sono di tutti. Anche degli industriali. E proprio su questo omissis insiste il ministro degli Esteri e vice premier. «L’omissione di questo aspetto - dichiara Fini - fa dire che il presidente di Confindustria si è comportato, e in questo è stato bravo, esattamente come alcuni leader politici che dicono le cose che garantiscono un convinto consenso della platea ma rendono tutta l’analisi viziata da interessi di parte».
In prima fila c’è anche Berlusconi. Dopo la relazione di Montezemolo e l’intervento del ministro delle Attività Produttive, Claudio Scajola, lo stesso presidente di Confindustria invita il premier a salire sul palco. Berlusconi lo fa controvoglia. E parla per non più di 30 secondi. «Abbiamo superato situazioni difficili. Occorre che ci crediamo, che ci lavoriamo insieme, che ci impegniamo insieme. Ci riusciremo anche stavolta». Altro non vuole dire e spiega che le parole di Scajola hanno «rappresentato molto bene la posizione del governo». Dopo una veloce stretta di mano alla squadra di presidenza di Confindustria, lascia l’auditorium.
Pier Ferdinando Casini, presidente della Camera, si sofferma «sull’appello allo spirito costruttivo che deve animare tutte le forze politiche, sociali e istituzionali. Non mi sembra - aggiunge Casini - che si sia stata una resa dei conti quanto piuttosto una capacità di analisi anche a volte dure e qualche senso di autocritica in più non avrebbe fatto male».
Caustico il commento del ministro per le Riforme, Roberto Calderoli. «Negli ultimi tempi - osserva - ne abbiamo incontrati tanti di dottori che hanno fatto le diagnosi sulla nostra economia. Ora, però, servirebbe di più che qualcuno ci proponesse qualche terapia. È troppo facile e fin troppo scontato essere d’accordo sull’Irap. Montezemolo dovrebbe farci vedere cosa intende fare in concreto, se ha una ricetta per aiutare la Fiat e la Ferrari». Calderoli conclude sostenendo che le parole di Montezemolo sono più quelle di un candidato a presidente del Consiglio che quelle di un presidente di Confindustria.
Il segretario dell’Udc, Marco Follini, apprezza la relazione di Montezemolo. «Data la situazione del Paese - dice - una certa severità era inevitabile e, prima ancora, doverosa. Il sistema Paese si trova dentro una quaresima che ha origini non recentissime. È giusto prenderne coscienza da parte di tutti: governo, opposizione e parti sociali. E prima lo si fa, meglio è». Il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, che si è intrattenuto a pranzo con Montezemolo, parla di «relazione eccellente e lo dico senza retorica». Ma il ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi, ammette che «non si può delegare tutto alla politica che deve creare le condizioni affinchè altri si esprimano al meglio. Poi, anche gli imprenditori e le parti sociali devono fare al meglio il loro lavoro». Per Gianni Alemanno, ministro delle Politiche Agricole, quello di Montezemolo è «un intervento di grande spessore, molto positivo. Non è stata di parte e non è stata contro il governo».

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