RENATA E LA FORZA DEL «VASA VASA»

Un po’, mi sento il papà, o almeno uno dei papà, della candidatura di Renata Oliveri. Ricordo con gioia il giorno in cui scrissi un commentino intitolato «Renata, Renata, Renata» con cui auspicavo il suo nome per il Comune o per la Provincia. Ricordo il primo giorno che ci confrontammo, davanti a un piatto di straordinari ravioli di Gianni Petrelli, su quello che pensavamo potesse essere la nuova Provincia. E ricordo a volte con gioia, a volte con rabbia, a volte con un sorriso, le telefonate e le mail che ci siamo scambiati - anche di notte - per dirci quello che pensavamo della campagna elettorale.
Io non le ho risparmiato nulla e lei pure. Sempre con spirito costruttivo e sempre nell’interesse della nostra Provincia. Perchè è così che si fa fra amici. Amici veri, intendo. Non nell’accezione democristiana del termine, dove quando si iniziava un discorso «ringraziando l’amico tal dei tali» significava che stava per ammazzarlo. E anche le ruvidezze, i confronti, la non condivisione di alcune scelte credo che abbia aiutato Renata a migliorare sempre più la sua splendida campagna elettorale e pure noi. Perchè è ascoltando che si migliora.
La vittoria di Renata, anche prima del ballottaggio, poi, è doppia. Perchè arriva contro Alessandro Repetto, favorito dal fatto di essere stato il presidente uscente, con una giunta che non ha certo risparmiato per ingraziarsi sindaci e abitanti della Provincia, e che è stato comunque un buon presidente. E che è sicuramente una persona pulita e onesta. A noi piace dirlo, perchè rispettiamo sempre anche quelli che poi, magari, non votiamo. E perchè non ci piace l’informazione di parte. Che non è quella di chi si schiera. Ma, ad esempio, quella di chi dà peso a sondaggi incredibili o quella di chi sceglie i vincitori prima che si aprano le urne. E sono stato felice quando, davanti alla platea liberale, Renata Oliveri ce ne ha dato pubblicamente atto: «il Giornale e Massimiliano sono un esempio di come si fa informazione». Per noi, credeteci, è una medaglia. Così come sono medaglie quelle arrivate con i ringraziamenti pubblici di Sandro Biasotti e Roberto Cassinelli. Li ringraziamo, anche perchè sembra che - in qualche caso - nel centrodestra, la parola «grazie» sia sconosciuta. E, peggio, sembra che, a volte, quasi ci si vergogni di chi ti sostiene, nell’ansia di omaggiare i media che ti bastonano. Questione di gusti.
Poi, se possibile, quella di Renata, è addirittura una vittoria tripla. Perchè arriva dopo una campagna elettorale fatta di cuore e di passione, di capacità di scaldare gli animi. Quella che, troppo spesso, manca al centrodestra. Ecco, Renata, pur non essendo una grande oratrice; pur mantendendo un Dna tecnico che un po’ la limita, facendola appassionare alla spiegazione di roba inspiegabile tipo «ecco cos’è la città metropolitana», ha carisma. Grande cosa, in politica.
E, infine, se possibile, quella di Renata è una vittoria quadrupla. Perchè non rinnega la sua storia socialista e la sua vicinanza con Rinaldo Magnani. Tanto da aver voluto Monica, la figlia del vecchio leone, al suo fianco come braccio destro della campagna elettorale. Monica vive di passioni e, a tratti, è un po’ naif. In nome dell’amore per suo papà, bellissimo sentimento, scambia robine innocenti per complotti planetari e si agita moltissimo. Ma la perdoniamo perchè, nel ballottaggio dei sentimenti, chi crede in qualcosa, vince sempre. E lei ci crede. Come Monica ce ne vorrebbero tante.
Ultima annotazione. Renata Oliveri bacia chiunque le si pari dinnanzi con la partecipazione e il calore che la fanno sentire tanto vicina al suo popolo. É quasi una versione nostrana di Totò Cuffaro, il governatore della Sicilia soprannominato vasa vasa, bacia bacia, per la straordinaria capacità di baciare qualsiasi cosa gli capiti a tiro. Lei è la nostra vasa vasa, la sentiamo già governatrice della Provincia.