RENATA, ENRICO E IL 26 APRILE

Confesso che il dibattito sulla contestazione a Sergio Cofferati e Beppe Pericu mi appassiona fino a un certo punto. Ovviamente sono sempre e comunque contrario a ogni violenza, ma non capisco come sia possibile considerare democratici i fischi di piazza De Ferrari a Berlusconi e antidemocratici quelli a Cofferati. Soprattutto, ricordo che il sindaco di Bologna - che oggi è un ottimo sindaco schierato in prima linea per la legalità - ha passato gli ultimissimi anni da leader della Cgil a cinguettare con i movimenti. Così come ha fatto Fausto Bertinotti prima della svolta ghandiana. Ma, diciamoci la verità, senza false ipocrisie. Sono questioni tutte interne a una sinistra che vuole tenere dentro di sè tutto e il contrario di tutto.
Quello che mi interessa di più, oggi, è parlare del centrodestra. Personalmente, sono d’accordissimo con Silvio Berlusconi quando dice che non partecipa alle sfilate del 25 aprile «perchè viene considerata una festa di una parte contro gli altri, stravolgendo la verità storica. Noi dovremmo ancora dire grazie agli Stati Uniti che, grazie al sacrificio di tanti giovani ci hanno liberato dal nazifascismo». Quello che poi Berlusconi non ha aggiunto è che spesso le manifestazioni per il 25 aprile si trasformano in una sagra della retorica e del politicamente corretto, che fra l’altro non tiene nemmeno conto dell’evoluzione della storiografia sulla guerra civile italiana. Non solo non siamo a Pansa, ma non siamo nemmeno a De Felice o a Pavone.
Rispetto la scelta di Enrico Musso e di Renata Oliveri di partecipare al 25 aprile ufficiale genovese. Anzi, Renata, con la consueta cortesia, ha affidato all’infaticabile Antonia Ronchei il compito di mettere nero su bianco che la sua presenza in piazza era in forma «strettamente personale, coerentemente agli anni scorsi». Ora, però, mi permetto di fare un appello ai due candidati del centrodestra. Affinchè ricordino, in qualche modo, anche i caduti Alleati morti per liberare l’Italia. E ricordino, in qualche modo, anche i caduti della Repubblica sociale italiana. Che, spesso, avevano l’unica colpa di essere fedeli alle loro idee, vittime innocenti di colpe non loro.
Sono lontanissimo da ogni revanscismo, fra l’altro non ha niente a che vedere con la mia storia personale. Ma qui la politica c’entra poco o nulla. Qui c’entrano l’umanità, la memoria, il diritto ad essere ricordati di ragazzi cancellati e rimossi dalla storia, a cui solo il coraggio di pochi storici e di pochi giornalisti ha ridato la dignità in nome della quale sono morti. Canta Franco Battiato nel Cuoco di Salò su splendidi testi di Francesco De Gregori, che proprio di destra non è: «Che qui si fa l’Italia e si muore/dalla parte sbagliata/in una grande giornata si muore/in una bella giornata di sole/dalla parte sbagliata si muore».
Ecco, credo che Renata ed Enrico, ricordando anche i martiri americani e chi era a morire «dalla parte sbagliata», possano liberare Genova da una cappa di retorica. Aiutarla, una volta di più e oltre gli slogan, a risvegliarsi.