«Renata può dare la spallata al governo»

Il leader della Cdl torna a Genova per lanciare la candidata del centrodestra al ballottaggio

Una giornata intera dedicata a Genova, fitta di appuntamenti, dichiarazioni, incontri programmati e improvvisati, da una parte all’altra della città. Ma, soprattutto, un bagno di folla, un abbraccio in certi casi (e in certi posti, come al Mercato Orientale) persino troppo caloroso, tanto da mettere a dura prova i nervi e i muscoli della scorta: la seconda discesa a Genova di Silvio Berlusconi nell’arco di due settimane diventa fin dall’inizio un «happening» che stravolge la «scaletta» della security. «Ha accettato con entusiasmo il nostro invito, in particolare la passeggiata nelle strade di Sestri Ponente, roccaforte rossa da sempre. E ancora una volta, ha avuto ragione» precisa l’onorevole Claudio Scajola, tessitore e regista della visita di ieri del Cavaliere. Il deputato di Forza Italia e presidente del Copaco, che ha accompagnato minuto per minuto il leader della Casa delle libertà con la candidata al ballottaggio in Provincia Renata Oliveri, fa esplicito riferimento all’accoglienza della gente comune. Sarà poi lo stesso Berlusconi a spiegarne il significato, rispondendo a una domanda del Giornale: «Dobbiamo uscire dalla logica della contrapposizione, fomentata dai cattivi maestri della sinistra. È la logica - insiste il Cavaliere - che porta a considerare nemici gli avversari politici. Ma non ci sono e non ci devono essere due Italie, l’Italia è una sola. Anche la mia visita a Sestri Ponente, quindi, vuole contribuire a superare queste divisioni». Ci torna, Berlusconi, più volte, a parlare del clima di scontro, nel corso della giornata genovese. E a proposito di «Sestrigrado», alterna una sorta di messaggio di pace alle critiche, anche di fronte alle intemperanze dei centri sociali: «Se invece di insultarmi - dichiara a un certo punto - riuscissero a confrontarsi e ascoltassero le mie parole, potrebbero vedere che la mia faccia è quella di una persona che sta con tutti, nessuno deve avere timore che vada al governo il centrodestra. Vorrei per esempio che fosse sfatata la leggenda che i ricchi stanno a destra e i poveri a sinistra». E aggiunge: «Genova può essere una svolta» anche per le sorti del governo nazionale. Parte la stoccata agli esponenti del centrosinistra che «arrivano al massimo a riempire un teatro, ma non vanno mai in piazza. Qui a Genova c’è un clima pesante per chi non è di sinistra. A Genova chi non è del centrosinistra, chi non gira con i quotidiani La Repubblica e L’Unità sotto braccio, ha meno possibilità di trovare lavoro. Tant’è che anche Costa Crociere è dovuta emigrare in altri lidi». Il discorso scivola inevitabilmente sul panorama nazionale: «Una vittoria di Renata Oliveri, persona dotata di grande capacità, avrebbe riflessi diretti sul governo». Gli risponde indirettamente il ministro verde Alfonso Pecoraro Scanio, in margine a un’iniziativa elettorale a sostegno del candidato dell’Unione Alessandro Repetto: «Questo governo non si dimetterà, ma se qualche esponente del centrodestra dice che l’esecutivo può cadere se l’Unione perde a Genova è un motivo in più per andare a votare Repetto». In caso di sconfitta, dunque, il ministro prevede di restarsene ben seduto sulla propria poltrona: «Noi non ci dimetteremo - sottolinea, alla faccia della democrazia -. Però conviene incoraggiare il governo perché l’Italia ha bisogno di stabilità e non di chi gioca allo sfascio delle istituzioni». Berlusconi, invece, ribadisce che si rivolgerà al Capo dello Stato per invocare un governo di transizione verso nuove elezioni. «Salirò comunque in ogni caso al Quirinale, sono troppe le storture di questo governo». L’esecutivo guidato - si fa per dire - da Prodi «non ha più la maggioranza dei consensi nel Paese. Il voto delle Province ha già detto che la sinistra è scesa al 38 per cento, e che la Cdl è salita al 57. E la fiducia nel premier è scesa al 26 per cento, mentre il capo dell’opposizione è gratificato di un 60 per cento». Per il Cavaliere c’è ancora tempo, fra una sosta all’Hotel Bristol (anche per togliersi la vistosa fasciatura alla mano destra, segno dell’entusiasmo dei cittadini, giovedì a Oristano) e una frugale colazione al ristorante Europa, per ricordare «gli incontri col vostro grande cardinale Siri, che ho ricevuto a Arcore e col quale ho intrattenuto cordiali rapporti, come con i suoi successori Bertone e Bagnasco. Anche per merito loro - conclude Berlusconi - non ho mai considerato Genova una città votata solo e per sempre alla sinistra».