Renate Il paese del cardinale teme l’invasione musulmana

Dopo l’alta tensione per il Ramadan, che ha portato a Renate centinaia di musulmani, le polemiche sembravano sopite. Ma nel paese natale del cardinale Dionigi Tettamanzi c’è una moschea, altrimenti detta «centro culturale islamico», che sentendo il sindaco Antonio Gerosa «costringe a tenere elevato il livello di guardia». Uno scantinato di 120 metri quadrati occupato dai tappetini per le preghiere. Un luogo ordinato dove i fedeli di Maometto si accalcano soprattutto dopo che è stato chiuso dal ministro Roberto Maroni il centro culturale «La Pace» frequentato dai due terroristi di Giussano che secondo la Digos di Milano lo scorso anno si erano messi in testa di far saltare in aria un supermercato, un pub, la caserma Santa Barbara e pure il Duomo. La gente che ama il suo arcivescovo e che ha pregato perché il conclave lo eleggesse Papa, quel centro culturale non lo vuole. I residenti che abitano nel condominio dove c’è il «tempio», per risolvere una volta per sempre la questione si erano rivolti al precedente sindaco di centrosinistra. Ma tutto era rimasto lettera morta. Anche la moschea di Renate si chiama la Pace. «Qui è diventato un problema – sbotta Angelo, un inquilino del palazzo – altro che pace. Ci sono almeno duecentocinquanta persone. Lasciano le scarpe fuori e si ammassano lì dentro: siamo davvero preoccupati. Noi condòmini siamo disposti all’accoglienza, ma pensavamo che ospitasse 10-15 persone al massimo, invece è diventato il punto d’incontro di tutti i musulmani della Brianza. A volte sono anche prepotenti». «Abbiamo ereditato una bella bega. In ogni caso – assicura il sindaco – stiamo seguendo il problema con grande attenzione. Ho già chiesto ai carabinieri di controllare che tutto sia in regola in termini di ordine pubblico. E di controllare le persone che arrivano. Non vorremmo ripetere Macherio. Quel posto si era trasformato in un centro per l’indottrinamento al terrorismo».