Renato Vallanzasca il bandito che divide il mondo del cinema

RomaSarà pure solo una questione formale ma, a meno di un mese dall’inizio delle riprese milanesi, è proprio una bella tegola quella caduta su Il fiore del male, il film che Michele Placido dirigerà su Renato Vallanzasca, il fascinoso «bel René» che a partire dagli anni ’70 ha collezionato rapine, sequestri, omicidi, funamboliche evasioni e ora è in carcere con 4 ergastoli e 260 anni di reclusione sulle spalle. Un bandito che ha diviso l’opinione pubblica e che ora si appresta a farlo anche al cinema. Si dà il caso che la commissione cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali abbia ritenuto il finanziamento richiesto addirittura «non deliberabile». Il fiore del male è in compagnia solo d’un altro film, Rudy Valentino - Divo dei divi di Nicola Cirasola, mentre ben 17 lungometraggi sono stati promossi dai sei esperti ministeriali (Rosaria Marchese, Antonio Ferraro, Enrico Magrelli, Francesco Gesualdi, Oscar Iarussi, Dario Viganò) e 5 rinviati per approfondimenti istruttori. Ecco a Il fiore del male, tratto dall’omonimo libro di Carlo Bonini, non è toccata nemmeno questa sorte. Diciamo che non è stato ammesso neanche ai nastri di partenza. Strano per un film che ha un presupposto economico di oltre 7 milioni di euro, ha alle spalle la Cosmo Production di Elide Melli e l’americana Fox e conta su un cast notevole: Kim Rossi Stuart (nel ruolo del bel René si appresta a spezzare parecchi cuori femminili), Valeria Solarino, Paz Vega, Filippo Timi, Francesco Scianna (il quasi esordiente protagonista di Baarìa). «La verità - spiega Gaetano Blandini, per qualche giorno ancora Direttore generale per il cinema prima di approdare alla Siae - è che la società di produzione ha avuto dei problemi con le banche nei precedenti finanziamenti. Quando c’è stata la prima audizione hanno promesso di portare una documentazione mai più presentata». Solo questioni formali? Sarà, ma - ed è la paura dei produttori - non è che dopo il caso de La prima linea sul terrorista Sergio Segio, il ministero ci vada con i piedi di piombo prima di finanziare altre storie di criminali? «Non c’è assolutamente un problema di questo tipo», chiosa Blandini. Tuttavia risulta che esiste una richiesta irrituale da parte della Direzione generale per il cinema (un po’ com’è successo con La prima linea): una lettera del giudice di sorveglianza di Vallanzasca che avalli l’operazione. «Impossibile da produrre, i magistrati non scrivono questo tipo di documenti - spiega Michele Lo Foco, avvocato della Cosmo Production - noi però abbiamo l’autorizzazione dell’amministrazione penitenziaria a girare nelle carceri, come San Vittore, dov’è stato Vallanzasca. Speriamo che basti».
Da parte sua Michele Placido, che già in passato s’è confrontato con i criminali della banda della Magliana in Romanzo criminale, cerca di buttare preventivamente acqua sul fuoco delle possibili polemiche: «Il mio è un film su un uomo che ha sbagliato, su un assassino che chiede perdono, su un peccatore che così compie un atto di sottomissione. Come in Dostoevskij e in Delitto e castigo abbiamo il peccato, il peccatore e il pentimento. Non posso dimenticarmi l’educazione cattolica che mi ha insegnato il diritto di tutti al perdono. Anche di Vallanzasca che ho avuto modo di conoscere, un uomo che ha pagato più di tutti in galera, che è diventato diverso, sicuramente pentito, non come quelli che vanno di moda oggi in cerca di sconti di pena. Lui non ha mai accusato nessun altro che se stesso dei suoi comportamenti criminali». Frasi molto diverse da quelle pronunciate in un’intervista a Repubblica in cui il bel René veniva dipinto «come una sorta di Robin Hood».
Perché comunque il finanziamento richiesto al ministero di un milione e 700mila euro fa sempre molto comodo. Tanto che Elide Melli, titolare della Cosmo Production, non vuole polemizzare e si dice solo dispiaciuta che «un film con un regista e un cast così, con la distribuzione della Fox, con la coproduzione francese, tedesca e spagnola non venga neanche preso in considerazione dal ministero» e passa la parola al suo avvocato, Michele Lo Foco: «La Cosmo è a posto, del precedente film ha ridato allo Stato il 35% obbligatorio del finanziamento e sta provvedendo alla revisione quinquennale richiesta dal ministero, guarda caso, solo il giorno prima della riunione della commissione. Così ora dovremo attendere almeno altri cinque mesi e intanto vediamo passare davanti a noi finanziamenti di film che non hanno niente a che vedere con il nostro solido impianto produttivo».