Renault sotto la scure di Ghosn

Il neopresidente annuncia un piano di tagli. Rilancio basato su 26 novità. Sorpasso in Borsa dell’alleata Nissan

Enrico Artifoni

da Parigi

Una lieve crescita del giro d’affari (da 40,5 a 41,3 miliardi), un risultato netto record di 3.367 milioni, ma anche un consistente calo del margine operativo dal 5,2% al 3,2% del fatturato che appare ancora più preoccupante se si considera solo il ramo auto, la cui redditività è scesa dal 4,3 al 2,2%. Sono in chiaroscuro i risultati finanziari del gruppo Renault nel 2005, annunciati ieri dal neopresidente Carlos Ghosn, insieme con il nuovo piano aziendale di crescita fino al 2009. La forte accelerazione delle vendite di auto nei Paesi extraeuropei (+21,2%) è stata bilanciata nel Vecchio continente, dove il mercato è rimasto sostanzialmente stabile, da una flessione del 4%. Il totale fa poco più di 2,5 milioni di veicoli, traguardo superato per la prima volta, ma con il modesto incremento globale dell’1,7%.
«Renault è un’azienda sana, ha tanti asset importanti e un grande potenziale, ma rimane fragile - avverte Ghosn - e deve assolutamente ricominciare a crescere, cosa che non ha fatto negli ultimi anni, per evitare di cacciarsi in situazioni pericolose». Paradossalmente, un serio problema a Renault lo ha creato proprio lui, il manager brasiliano di origini libanesi con fama di grande risanatore. Spedito in Giappone sette anni fa a salvare il salvabile di una Nissan sull’orlo del fallimento, ha trasformato il brutto anatroccolo giapponese in gallina dalle uova d’oro. Oggi Renault, che di Nissan detiene il pacchetto di controllo, vale in Borsa molto meno della casa giapponese. Beneficia dei suoi profitti e delle sinergie derivanti dalla partnership, ma si ritrova con un alleato ingombrante, almeno finché non cresce di suo.
E qui torna in campo Ghosn, con un piano fino al 2009 che ripete in buona parte lo schema già sperimentato a Tokio: forti riduzioni dei costi (da un minimo del 9% per la logistica a un massimo del 50% per gli investimenti), ottimizzazione dei processi produttivi (l’utilizzo della capacità installata dovrà salire dal 60 al 79%), responsabilizzazione del management, impegno di tutti i dipendenti su obiettivi precisi e dichiarati.
Lacrime e sangue? Per ora no, ma i 125mila dipendenti di Renault dovranno mettercela tutta per conservare il posto. Gli impegni sono tre: miglioramento della qualità dei prodotti, a partire dal lancio della nuova Laguna nel 2007; incremento della redditività fino a raggiungere stabilmente un margine operativo del 6% e aumento delle vendite di 800mila unità in quattro anni. Il perno della crescita sarà un’offensiva di prodotto senza precedenti, con il lancio di 26 nuovi modelli entro il 2009. Saranno rinnovati i pilastri della gamma, come la Mégane, proseguirà la sviluppo di vetture a basso costo progettate per il mercato globale come la Logan, ma debutteranno anche 5 modelli di prestigio e, soprattutto, Renault entrerà in nuovi segmenti di mercato, dai Suv ai 4x4, dai crossover alle sportive.