«Le rendite catastali non si toccano»

Se passasse ricorreremmo alla Corte costituzionale

«C’è un cartello di patrimonialisti che vorrebbe aumentare le rendite catastali per fare cassa. Ma attenzione: siamo pronti a ricorrere alla Corte costituzionale, perché queste rendite non sono basate su valori accertati, come vuole la legge». Un’ipotesi, quella di un provvedimento di rivalutazione delle rendite, che si affaccia sempre più insistemente, secondo il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani.
Come si giustificherebbe il ricorso alla Consulta?
«Con un motivo molto semplice: le attuali rendite catastali non rappresentano, come invece dovrebbero per legge, il reddito degli immobili. Infatti, non vengono rilevate attraverso accertamenti sul territorio, come si faceva fino al 1990, ma sono calcolate applicando ai valori immobiliari dei coefficienti a suo tempo stabiliti a livello centrale: 1 per le abitazioni, 2 per gli uffici, 3 per i negozi. In sostanza, una costruzione totalmente astratta e artificiosa, quindi del tutto inattendibile per quanto riguarda il reddito reale».
Tuttavia, il sistema è in vigore da vent’anni. Come mai?
«Perché all’epoca la riforma fiscale era considerata imminente, tanto che c’era in vigore una delega a questo scopo. La Corte costituzionale allora autorizzò il sistema in via provvisoria, nonostante colpisse i valori e non i redditi, come vorrebbe invece il nostro ordinamento fiscale».
Ma si sa che il provvisorio fa presto a diventare definitivo.
«Infatti, e così è avvenuto anche in questo caso. Poi ci ha pensato il governo Prodi, nel 2007, a innalzare del 5% tutte le rendite catastali. E adesso c’è chi pensa a un nuovo attacco, che in pratica si tradurrebbe nell’imposizione surrettizia di una patrimoniale».
Che però non colpirebbe chi possiede solo la prima casa e quindi non paga l’Ici, giusto?
«Qui bisogna fare chiarezza. Prima di tutto, ci sono proprietari di abitazioni principali, quelle di categoria A/1, A/8 e A/9, cioè ville e immobili signorili, che l’Ici la pagano ancora, e quindi si troverebbero un aumento diretto della tassazione. Esattamente come i proprietari di immobili concessi in locazione, altri immobili abitativi e immobili a uso non abitativo, locati o meno. Ma anche chi possiede la sola casa di abitazione subirebbe le conseguenze dell’aumento».
In che modo?
«Perché il reddito della prima casa confluisce nel reddito complessivo del contribuente, che è il parametro utilizzato, attraverso l’utilizzo degli indicatori Isee e Ise, per l’ottenimento di tutta una serie di agevolazioni e di prestazioni di natura sociale e assistenziale. Per esempio, gli assegni familiari, la riduzione delle rette degli asili nido e delle case di cura per anziani, lo sconto sulle tasse universitarie, le agevolazioni per le utenze di gas, telefono, elettricità e l’esenzione dai ticket sanitari. Non mi sembrano problemi trascurabili».