Renee Olstead, bimba prodigio dalla voce d’oro

Lanciata da Tony Renis, la 16enne texana ha partecipato al «Live 8», inciso un cd di classici jazz e la colonna sonora di «Christmas in love»

Paolo Giordano

Con quella voce lì, mentre canta Summertime, fa venire in mente gli anni Trenta, le collane di perle e le velette sugli occhi, le Lincoln Zephyr e Raymond Chandler. Poi, se per caso ti sintonizzi sulla Cbs, il suo volto è quello di Lauren, la più furbetta della noiosissima famiglia di Still Standing al lunedì sera. E forse, a chi è andato quest’estate a vedere un concerto di B.B. King e se l’è ritrovata tra i gruppi supporto, Renee Olstead è sembrata più che altro un peperino di quelli difficili da dimenticare. In effetti è così, se non altro per l’età: questa texana dagli occhi verdi ha 16 anni ma la sua voce ne dimostra trenta, o quaranta, o sessanta a seconda delle canzoni.
Nel suo ciddì omonimo firmato dalla Wea canta un jazz educato e coinvolgente che mette in fila una gragnuola di classici: Summertime o Someone to watch over me o Taking a chance on love che, per intenderci, vanno sulla strada di Billie Holiday o Diana Krall ma si portano anche dietro una imprevedibile freschezza. E provate ad ascoltarla nel duetto con Peter Cincotti in Breaking up his hard to do di Neil Sedaka: sfoggia un timbro eclettico, che si allarga e restringe seguendo le emozioni, che è rapidissimo a cambiare, che ha ancora la «corsa» giusta per crescere fino a chissà dove. D’altronde, se a scoprirla è stato David Foster, un produttore che in vita sua ha venduto mezzo miliardo di dischi e ha scoperto, tra gli altri, Celine Dion, Barbra Streisand e Michael Bublè, allora questa ragazzina dal viso tondo e americanissimo, a suo agio tra violini e contrabbassi o sul set di una sit com, è già candidata ad essere la ragazza prodigio dei prossimi anni.
Se ne è accorto anche Tony Renis, che l’anno scorso si è presentato da Aurelio De Laurentiis con un brano della Olstead sottobraccio. Risultato: è diventato la canzone dei titoli di coda di Christmas in love, ha vinto il David di Donatello e ha messo in agitazione tutti i programmatori radiofonici. Ma insomma, chi è questa Renee Olstead? È nata a Houston nel 1989, i suoi genitori sono (come dice la biografia) «sensibili alla creatività» e mica c’è tanto altro da aggiungere: ha avuto piccole parti in The insider di Russel Crowe e Giorni contati di Schwarzenegger e quando ha capito di amare il canto, si è trasferita a Los Angeles e la sua voce è finita alla corte di David Foster. «Ero praticamente immobilizzata dalla paura quando sono arrivata davanti a lui – dice Renee -. Avevo deciso di cantare alcune delle canzoni già interpretate dai più grandi artisti di tutti i tempi e quindi figuratevi quanto fossi emozionata». Il risultato è stato un ciddì pieno di note già sentite ma mai sentite così e, se di Summertime ci sono già 2600 versioni diverse nel mondo, non tutte hanno la sorridente naturalezza di questa. E così, quando lei si è messa a cantarla davanti alla Porta di Brandeburgo durante il Live 8 di Berlino, pochi ci credevano e, come hanno riportato i giornali tedeschi, molti hanno subito pensato che a proteggerla, sotto sotto, fosse un rassicurante playback. D’altronde l’abitudine è questa e tanta parte del pubblico è stata allevata con il pop da reality show, quello vero solo per finta, gonfiato ad arte con campionamenti e loop capaci di nascondere qualsiasi limite vocale. E invece no. Fatta apposta per scatenare malignità (troppo giovane, troppo brava) ora la rossa Renee si trova a fare i conti con una sola difficoltà: lasciar crescere la sua anima alla stessa velocità della voce. Riuscendoci, il suo biglietto per il successo è di sola andata.