Renga: «La mia nuova vita sul palco»

Domani il debutto con i brani del cd Ferro e cartone: «È una scommessa che sono sicuro di vincere. Molti vecchi pezzi sono stati riarrangiati»

da Milano

«Vince Francesco Renga». Con questo annuncio Paolo Bonolis chiuse Sanremo 2005 facendo volare l’ex Timoria nel gotha dei nuovi cantautori che contano. Ma non basta la gloria riflessa del Festival, per diventare star bisogna darci di gomito, scrivere, cantare, suonare, convincere, come ha fatto lui (ormai quarantenne) con il nuovo album Ferro e cartone (registrato a San Francisco) e il romanzo Come mi viene. Vite di ferro e di cartone. Si dice che quando un disco è forte, la musica zittisce tutto il resto. Così domani sera Renga si presenta alla difficile prova del Datchforum (appena svuotatosi dei fan di Springsteen) di Milano per il concerto-anteprima del tour 2008. Testerà così le sue capacità di performer e le chance di trasformare il suo cd in un evento live. «Il Forum mi fa paura ma ci provo. È una scommessa importante e coraggiosa che sono sicuro di vincere. Questa anteprima sarà la mia vetrina, poi la tournée partirà l’anno prossimo, la prima parte nei palazzetti dello sport e negli spazi grandi, poi in luoghi più raccolti, insomma suonerò tutto l’anno. Finalmente libero, niente calcoli né elucubrazioni; sarò me stesso, o meglio un uomo a posto con se stesso».
Ma i suoi ultimi brani e il suo romanzo (ogni capitolo è il titolo di una canzone) parlano di inquietudine, di voglia di annullare il passato...
«Io sono sereno ma conscio dei problemi miei e della società. La musica mi serve per vivere un’altra vita affrontando la realtà; nella scrittura invece si agitano i miei fantasmi, le mie contraddizioni. Anche mia moglie Ambra quando ha letto il libro mi ha detto: “Ma stai così male?”. Non è così, scrivendo sono istintivo come un bambino».
Però un po’ pessimista lo è?
«No, cerco solo di fare luce sulle mie zone d’ombra».
Il cantautore influenza lo scrittore e viceversa?
«Certo, anche se cerco di tenere le cose su piani paralleli. Anche se la scrittura è un modo di raccontarsi più libero e personale, senza l’ingombro della mia voce, del mio corpo, del mio volto».
Partito come rocker s’è trasformato in cantautore di successo: la ricetta?
«Non saprei definirmi, ho lavorato secondo l’istinto e dopo i Timoria, siccome non ero nessuno, ho fatto un bel pegno di umiltà. Devo dire che Sanremo è stato generoso con me; prima con Racconto e poi con Tracce di te ho capito che potevo farcela ad arrivare nudo davanti al pubblico per farmi analizzare».
E oggi quali sono i punti forti del concerto e della tournée?
«Dal vivo ho voluto al mio fianco Corrado Rustici, il mago che ha creato i suoni del cd. Sarà uno show diverso perché abbiamo riarrangiato completamente alcuni brani. Nel riascoltare i vecchi pezzi ho scoperto quanto io sia cambiato; cioè un tempo mi rappresentavano, oggi hanno bisogno di un aggiornamento. Per esempio volevo togliere dalla scaletta Meravigliosa, poi abbiamo deciso di rinnovarla; e anche Angelo s’è trasformata e potrebbe diventare la base di partenza per un nuovo modo di comporre».