Renga: "Sono un guerriero"

&quot;Il Festival deve rinascere&quot;. Il cantante in gara con <em>Uomo senza età</em>: &quot;Ha ragione Del Noce: è l'ora del rilancio&quot;

Milano - Francesco Renga è uno che non si risparmia. Lui mica voleva partecipare al Festival di Sanremo, ci ha pensato e ripensato per un bel po’ e poi ha accettato l’invito solo all’ultimo momento: «Ho detto di sì a Mazzi e Bonolis solo un’ora prima del termine finale», spiega al telefono mentre con Ambra gironzola in auto per Brescia. D’altronde lui è fatto così, la passione innanzitutto (anche quando magari potrebbe risparmiarsi) e quindi canterà all’Ariston un gioiellino che ha composto anni fa, L’uomo senza età. Qualcuno l’ha già definito una sorta di Ridi pagliaccio in versione pop e in effetti l’impalcatura orchestrale e la furia emotiva del brano sono quasi sinfonici. E comunque, il Renga che arriverà al Festival lascerà molti a bocca aperta: imprevedibile, e ce ne fossero di voci così.

Renga, lei ha già vinto nel 2005. E appena hanno annunciato il suo nome, i bookmaker l’hanno messa in cima ai favoriti.
«La verità è che non me ne importa nulla di questi pronostici. L’altra volta, dopo la vittoria, ero il più sorpreso di tutti».

Stavolta ha sorpreso molti quando è stato annunciato il suo nome in gara.
«Sanremo non era in previsione, lo ammetto. E l’unico modo per tornarci, dopo aver vinto con Angelo, era una canzone anomala. Così ho tirato fuori un brano che avevo nel cassetto da almeno quattro anni».

Perché ha aspettato così tanto?
«È una canzone coraggiosa e io volevo essere pronto tecnicamente. E così L’uomo senza età è il pezzo fuori dai giochi che oggi mi sento di cantare».

Titolo allusivo.
«In superficie è un omaggio ai grandi tenori, le voci che da Gigli a Pavarotti hanno reso l’Italia famosa nel mondo».

Ma non c’è solo quello.
«La mia è una canzone per chi non ce la fa, per chi non ha voce. E tutti i giorni, aprendo i giornali, ci sono notizie che costringono a riflettere. In fondo vado al Festival che è comunque una manifestazione che racconta il nostro tempo e nel nostro tempo ci sono anche storie di chi non ha più voce. Come Eluana Englaro, ad esempio. E anche suo padre, intimamente ammutolito dal dolore. Una vicenda terribile sulla quale ho solo dubbi e nessuna certezza».

Lei poi è padre di due bambini.
«Anche per questo non me la sento di prendere posizione. E capisco la disperazione di quel padre e il dramma di chi si deve direttamente occupare di questa vicenda, per di più in mezzo a questo clamore così inopportuno».

Fa quasi effetto ora parlare del Festival di Sanremo.
«Parliamone, c’è anche questo».

Al venerdì sera tutti gli artisti ancora in gara dovranno duettare con un ospite.
«E il mio sarà una sorpresa. Ci stiamo ancora lavorando».

Lavoro complesso, vista la canzone.
«Il festival è comunque una grande manifestazione impegnativa che richiede molto impegno».

Infatti tanti cantanti ci rinunciano a priori.
«A me sembra che Bonolis stia facendo bene e comunque sono d’accordo con quanto ha detto il direttore di Raiuno, Del Noce: questa potrebbe essere l’ultima occasione per rilanciarlo dopo un anno di impasse. Un po’ della responsabilità è anche sulle spalle di noi cantanti, perciò non sono tanto d’accordo con tutti quelli che dicono no perché hanno paura della gara. Ma non c’è solo questo».

Dica.
«Tocca anche a noi che cantiamo provare a riportare la musica al centro dell’attenzione, magari togliendola ai gossip, agli scandaletti che scoppiano sempre più spesso. Mi sento un guerriero e questa è anche una delle mie missioni: ridare alla musica il suo ruolo».

E dopo il Festival?
«Uscirà un nuovo album, credo intorno a maggio o giugno. Sarà un disco di sola voce e orchestra a cui sto lavorando da qualche tempo e che ha anche aspettative internazionali: uscirà in tutta Europa e probabilmente anche negli Stati Uniti».

Insomma, Renga cambia pelle.
«E perciò il brano che canterò all’Ariston mi sembra una buona anticamera prima di mostrarvi il mio nuovo volto».