Renzi, Chiamparino e il vantaggio di giocare contro il centrodestra

Leggo alcuni commenti dalla stampa Nichi Vendola: «È vecchio quanto è vecchia la rivoluzione liberista nel mondo». Eugenio Scalfari: «Non si capisce cosa vuole. Uno sfasciacarrozze. A me piace Bersani, specie quando lo imita Crozza». Sabina Guzzanti: «È stato unto ad Arcore, come Bondi, Brambilla, Gardini». Luigi de Magistris: «Il personaggio non mi appassiona». Cesare Damiano (sin Pd): «La sua è semplicemente una politica di destra». Paolo Ferrero (Rif. Comunista): «È buono per le primarie del centrodestra, pur di apparire fa dei danni, è la politica di plastica». Pier Luigi Bersani: «Ha idee da anni Ottanta». Letti questi giudizi sul «personaggio Renzi» è opportuna una riflessione anche alla luce di un generale apprezzamento delle posizioni del sindaco fiorentino.
Intanto Renzi ha affermato che si trova bene nel Pd e che non intende prendere in considerazione il passaggio ad altri partiti. Nel botta e risposta con Bersani ha anche affermato che non si tratta di essere giovani o meno giovani, ma di avere delle idee e dei programmi credibili. Bersani senza rendersi conto della comicità di quello che stava dicendo, ha affermato che Renzi vorrebbe essere quello che dice «fatti in là che adesso arrivo io» esattamente quello che andava dicendo da mesi a Berlusconi. Ora è indubbio che Renzi dica cose gradevoli per l’elettorato di centrodestra (che ascolta con compiacimento) essenzialmente perché sono cose di buon senso, che il centrodestra condivide, e questo glielo riconosciamo, ma intende rimanere nel Pd e questo può farci ulteriormente piacere se avremo la fortuna di avere una opposizione che ne ha, in confronto a questa, quasi priva del tutto.
Renzi è sponsorizzato da una persona molto intelligente che sa consigliarlo per il meglio. Questo personaggio si chiama Chiamparino. Uomo di apparato che ben conosce gli equilibri interni, le logiche e le strategie provenendo dal Pci e illustre sindaco in una piazza difficile e politicizzata come Torino. Poiché abbiamo a che fare con due, tutt’altro che sprovveduti, potremmo anche pensare che questa possa essere una manovra studiata a tavolino per ingraziarsi e perché no per catturare voti dal centrodestra in libera uscita, indebolendolo e portando in dote un considerevole bottino elettorale che unito alla disgregazione del centrodestra potrebbero garantire a questa nuova corrente lo spazio che altrimenti la intellighenzia comunista non concederebbe, per la legge che nulla in politica è gratuito.
Ora, Renzi, come altri che sono accorsi a Firenze, sono persone che mal sopportano l’inettitudine e l’incapacità di darsi dei programmi credibili ed ad avere almeno l’intenzione di realizzarli. Ma sono anche avvantaggiati dal muoversi, come in molti casi, in territori in cui il centrodestra dire che latita è un eufemismo. Non mi stupisce che alcuni personaggi di valore della sinistra non lo seguano, come verrebbe da credere, per il semplice motivo che hanno subodorato la capacità mediatica di cercare visibilità e ritagliarsi uno spazio che altrimenti il partito ingessato non gli avrebbe concesso. Si tratta pur sempre del Pd, non lo dimentichiamo. Fatte queste considerazioni ed augurando a Renzi di ottenere lo spazio che merita, possibilmente non a scapito nostro, vorrei ritornare su quanto appena accennato. Che dall’altra parte, cioè dalla nostra, c’è il porto delle nebbie.
Non c’è chi ribatte argomentando le facezie che giornalmente vengono propinate dal politico di turno della sinistra che fa di tutto per mettersi in mostra, senza che uno, dico uno del centrodestra si degni di ribattere. Rimane la situazione di profondo scoramento che il centrodestra e il centrosinistra hanno provocato nelle persone che ancora credono ad una politica costruttiva seria, fatta da persone serie. In questo condivido, non da oggi, la posizione di Giovanni Battista Raggi perché la situazione che è sotto gli occhi di tutti e che mette il nostro futuro nelle mani di «tecnici» escludendo la politica, richiede lo sforzo congiunto non già di un inciucio, ma della convergenza di un pensiero condiviso che superi la barriera delle posizioni di partito per raccogliere, da qualsiasi parte provengano, le concrete proposte risolutive. Per far questo ci vogliono Amministratori con gli attributi di cui si trova traccia, in entrambe gli schieramenti, fra le persone capaci, messe da parte dalla politica politicante, intellettualmente oneste. Vogliamo cercarle insieme senza pregiudizi?