Renzi: spezzata l’oligarchia del Pd

Il cattolico ex Dl vincitore delle primarie a Firenze: "Il popolo di
sinistra si è rotto di ratificare le scelte dei vertici&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=329286">Primarie choc: l'ex Pci sparisce dai feudi rossi</a></strong>

Gianluca Tenti

Firenze - Alla fine il «ragazzo» ha messo in soffitta il polit-bureau del catto-comunismo che ha portato Firenze all’asfissia. Il «ragazzo» (così citato nelle intercettazioni del caso Castello, in cui non è indagato) è Matteo Renzi da Rignano sull’Arno, classe ’75, cattolico, sceso in campo contro la nomenklatura diessina per riaffermare l’orgoglio degli ex margheritini. Ha vinto le primarie superando la soglia del 40% su 38.000 votanti (più o meno il dato ottenuto da Veltroni a Firenze). Quando sei mesi fa ha deciso la sfida al comunismo e socialismo municipalizzato certo non immaginava il crollo della fiducia in Domenici, l’annientamento politico dello sceriffo-Cioni, la sventura di Ventura, la dissoluzione di Pistelli. Tutta una faida interna alla sinistra che per 180 giorni ha paralizzato ogni attività politico-istituzionale in riva d’Arno.

Renzi, ma che ha combinato? Ha vinto le primarie della sinistra e promesso di mandare a casa i soliti noti del ventennio rosso. Ma se ne rende conto?
«Beh, in effetti... (sorride, ndr). Faccio un po’ di fatica a realizzarlo. Sei mesi fa ho fatto una scelta. D’Alema alla festa del Pd disse: “Abbiamo le sale d’attesa piene di trentenni che ci chiedono un posto, nessuno che abbia il coraggio di venire allo scoperto”. Ecco, sono uscito allo scoperto».

Contro il Pd nazionale. Ha stoppato il veltroniano Pistelli e affondato il dalemiano Ventura. Che giorno è?
«È il giorno in cui un gruppo di giovani impegnati in politica ha detto basta a un sistema e a un establishment. Ho detto agli elettori del centrosinistra: se perdo vado a casa e mi metto a cercar lavoro. Una scelta che ha pagato».

Lei, che si professa cattolico, contro il catto-comunismo. Com’è?
«Dimostro che c’è spazio anche per i cattolici nel Pd. E Firenze ha diritto a pensare al futuro».

Se dovesse vincere davvero ha promesso di mandare a casa chi ha fatto l’assessore per due mandati, di decapitare i vertici delle partecipate in perdita. A sinistra dicono che sono slogan...
«Manterrò le promesse. Il mio motto è: facce nuove. E una squadra di governo di dieci persone, di cui cinque donne».

Ma lei pensava davvero di farcela al primo turno?
«Ero sufficientemente preoccupato. C’era il rischio ballottaggio se non avessi superato il 40%».

Come giudica la prova del ministro ombra del Pd Ventura? Lei ha ottenuto oltre il 40,5%, Pistelli si è fermato al 26,9%, Lastri al 14,6%, Ventura 12,5% (4.653 voti, ndr) e Cruccolini 5,5%?
«Ventura ha fatto una scelta politica all’ultimo. Forse gli hanno raccontato una Firenze che non c’è».

Un cambiamento che ha rotto gli equilibri nel Pd, tanto da spingere Bersani, in chiave anti-veltroniana, a sostenere pubblicamente Ventura. Insomma, Bersani, buona la prima?
«Poteva scegliere un debutto migliore».

Ma cosa ha provocato questo scollamento dai vertici?
«Il popolo di sinistra si è rotto le scatole di essere chiamato solo a ratificare le scelte fatte dai vertici».

Dica la verità: senza l’inchiesta su Castello, senza l’avviso di garanzia a Cioni sarebbe stata tutta un’altra sfida.
«Non credo. La gente ha detto “basta” all’oligarchia degli ultimi venti anni».

È sicuro di farcela a convincere tutto l’elettorato della sinistra?
«È la mia sfida. Per la prima volta una questione generazionale è stata vinta e non concessa».

Lei ha professato la più marcata discontinuità da Domenici. Ha detto che si può rivedere il progetto della tramvia in piazza Duomo, che non è un dogma.
«Certo. E questo voglio fare. Cambiando urbanistica e tempistiche dei cantieri in città».

Starà con D’Alema o con Veltroni?
«Non parlo di politica nazionale, correnti e divisioni interne. Mi hanno chiamato Rutelli, Veltroni e D’Alema».

L’hanno già convocata a Roma per fare due conti?
«No, faccia il bravo».

Ma avrà pure un politico di riferimento. Un ideale...
«Sono cresciuto leggendo Bob Kennedy. Ho apprezzato Tony Blair. Ho sognato con Barack Obama».

Ma in tutto questo non c’è nessun italiano...
«La ringrazio per l’attenzione».