Un reparto, due direttori: è la guerra dei primari

PaviaSeparati in casa. Il policlinico San Matteo e l’Università di Pavia sono ai ferri corti. Da qualche anno la battaglia tra i baroni della sanità si consuma all’interno delle corsie del reparto di Pediatria. Ora esce allo scoperto e viene combattuta, a suon di botta e risposta, anche sui siti internet, coinvolgendo direttori di facoltà e membri dei consigli di amministrazione. E pensare che i due enti sono alla vigilia di un passo storico: il campus universitario di medicina, un progetto da 22 milioni di euro che, nelle intenzioni di entrambi, dovrebbe trasformare Pavia in un polo di eccellenza della sanità lombarda. Il clima però è ben diverso da quello della collaborazione e, si mormora in corsia, rischiano perfino di saltare le convenzioni tra ospedale e ateneo, lasciando in vita solo quelle degli ambulatori (auxiologia, allergologia, endocrinologia e diabetologia).
Andiamo con ordine. La telenovela in camice bianco comincia nel 2007. Protagonisti: Gianluigi Marseglia, nominato direttore di Pediatria tramite concorso, e Mauro Bozzola, direttore del dipartimento di Scienze pediatriche dell’università. Il primo vince un concorso pubblico. Il secondo rivendica il ruolo di direttore e fa ricorso. Da allora tra i due non è mai corso buon sangue e, guardandosi in cagnesco, hanno lavorato e lavorano tuttora gomito a gomito. Come se fossero entrambi direttori. Nessuno molla l’osso. In reparto la situazione è al limite del paradossale. Ultima puntata della diatriba? I letti di pediatria sono stati divisi in due blocchi: 16 di competenza dei medici ospedalieri sotto Bozzola, 10 sotto la responsabilità dei medici universitari di Marseglia. E la rivalità si misura sul campo, ogni giorno, generando non pochi momenti di imbarazzo. Le cartelle cliniche sono rigorosamente separate. Quando uno dei due organizza un convegno, l’altro per dispetto ne organizza un altro nello stesso giorno. Insomma, un conflitto che negli anni non si è affatto smorzato.
«Sono preoccupato per le sorti del reparto - commenta il direttore generale del San Matteo, Pietro Caltagirone -, soprattutto quando sento dire che c’è della distrazione verso i bambini. È venuta meno l’armonia di una volta». Per questo la direzione ha scritto una lettera al rettore dell’ateneo proponendo di trovare una soluzione o (a mali estremi, estremi rimedi) di separare i due medici trasferendone uno in un altro reparto. Un po’ come si fa a scuola tra i compagni di classe che litigano. La prossima settimana ci sarà un incontro chiarificatore.
Tuttavia, ad aumentare la tensione tra policlinico e università c’è anche dell’altro. L’ateneo infatti ha già in mano la bozza di un accordo per una convenzione con il Bambin Gesù di Roma e la firma sarebbe la classica goccia che fa traboccare il vaso: il Bambin Gesù infatti è proprio l’ospedale che ha strappato a Pavia, dopo un lungo corteggiamento, il direttore della clinica pediatrica, Franco Locatelli, rimasto tuttavia docente in ateneo. Con la nuova convenzione anche i giovani dottori laureati a Pavia se ne andrebbero a Roma, tradendo nei fatti un lungo e silenzioso accordo con il San Matteo. Un matrimonio che scricchiola sempre più. «Ad aggravare la situazione c’è anche questo aspetto - sostiene Caltagirone -. Formalmente l’università può fare accordi con chi vuole. È legittimo, ma a questo punto anche noi ci sentiamo liberi di fare convenzioni con le altre università».
I toni del divorzio ci sono tutti. Per di più, nei giorni scorsi, su internet si è consumata una battaglia verbale piuttosto pepata tra Ettore Filippi, membro del cda del San Matteo, e Alberto Calligaro, preside della facoltà di Medicina. Abbastanza insolito per personalità di questo genere. «Altro che rapporti di istituzionale e rispettosa amicizia - scrive uno, a nome dell’ospedale, su un sito locale -. Continuate a farvi i fatti vostri (...) e, quel che è più grave, continuate nell’atteggiamento di grandeur che da sempre impronta i rapporti tra i vostri ermellini e la normalità del resto della società». Calligaro, dalle pagine del sito dell’ateneo, smonta le «perle» di Filippi e le confuta punto per punto classificandole in una serie di «vero» e «falso». «Mi sembra un quiz alla Gerry Scotti» commenta Caltagirone, che rimanda ogni forma di confronto e di decisione all’incontro cruciale della prossima settimana.