REPETTO, IL BUON PROVINCIALE

Credo che il centrosinistra, questo centrosinistra, sia la causa di gran parte dei mali di Genova e della Liguria. La differenza fra la Liguria proiettata verso il futuro di Sandro Biasotti e quella sostanzialmente tesa all’immobilismo dell’attuale giunta regionale targata Unione, parla chiarissimo. Del resto, lamentarsi oggi, è facile ma inutile. Sarebbe bastato seguire i consigli del Giornale lo scorso anno e ora racconteremmo un’altra storia.
E, quindi, anche la Provincia di Genova - dello stesso colore di Regione e Comune - va considerata colpevole, almeno pro quota, dei problemi del nostro territorio. E, quindi, alle elezioni di primavera, è probabile che sosterremo una candidatura alternativa allla gestione attuale della Provincia, che segni una discontinuità vera, non quella dei giochi di parole del centrosinistra. Non quella di chi fa parte del gruppo dirigente genovese da decenni e oggi ha il coraggio di parlare di discontinuità. E, quindi, alle elezioni di primavera, se la candidatura proposta dalla Casa delle libertà sarà quella di Renata Oliveri, ex assessore al Bilancio della giunta Biasotti, ricordata da tutti per il suo ottimo operato, la sosterremo con convinzione. Ai confini dell’entusiasmo.
Però. Detto tutto questo, mi sento di spezzare una lancia per il presidente uscente Alessandro Repetto. Che, fino all’ultimo, il centrosinistra non si è deciso a ricandidare, nonostante abbia fatto un solo mandato.
Intendiamoci. Repetto ha molte colpe, passate e presenti. E, presumibilmente, ne avrebbe di future. Ad esempio, colpe nel passato ormai remoto, relative alla scelta di schierarsi a sinistra nel Partito Popolare, di fatto tradendo la storia democristiana e in particolare la storia, le decisioni e lo stesso mandato dei democristiani liguri, che spesso sono stati l’antidoto al dominio comunista nella regione. Oppure, nel passato recente, una certa sua predisposizione alla retorica «democratica e antifascista». Non perchè debba prendere posizioni antidemocratiche e filofasciste - ci mancherebbe - ma perchè stonano le sue parole contro i cortei di Forza Nuova, autorizzati dalla questura, e i silenzi contro i cortei no global, non autorizzati. Da un moderato, ci si aspetterebbero altre parole. O, ancora, nel passato recentissimo, fino alla discussione sul bilancio provinciale di qualche giorno fa, una certa propensione ad appoggiare posizioni un po’ demagogiche.
Insomma, non abbiamo fatto, non facciamo e non faremo alcuno sconto a Repetto. Però faremmo torto alla nostra intelligenza e a quella dei nostri lettori non riconoscendo i meriti della sua presidenza. A tratti il compito dell’opposizione a Repetto - da Roberto Bagnasco e Lorenzo Zito di Forza Italia a Agostino Bozzo di An, da Marco Limoncini della Lega ad Andrea Cuneo dell’Udc, passando per i loro compagni di gruppo - è improbo. E bisogna dare atto a molti di loro, almeno, di provarci.
Ma, comunque, il mandato di Repetto è stato positivo su molti fronti: da quello culturale, soprattutto per i giovani, dove la Provincia è stata spesso l’unica presenza in un panorama dominato dalle assenze, a quello della difesa dell’identità, che passa dalla tutela di coltivazioni e allevamenti ormai dimenticati, alla difesa dei piccoli Comuni. Oppure, il buon lavoro dell’assessore Massolo nel settore scolastico, con il fiore all’occhiello dell’accademia della Marina mercantile, e un buon operato anche nel settore della viabilità, uno dei principali di competenza provinciale. O bilanci, come l’ultimo presentato dall’assessore Monteverde, che sono sostanzialmente positivi.
Insomma, il fatto di nutrire dubbi su Repetto - nonostante l’appoggio della maggioranza dei sindaci della Provincia di Genova - dimostra lo sbandamento dell’Unione. Poi, ripeto, può essere che lo criticheremo, anche aspramente, perchè è parte di un sistema di potere che combattiamo e combatteremo sempre.
Ma, quando lo criticheremo, lo faremo da uomini liberi quali siamo. Negarne i meriti da presidente della Provincia, non dire che è stato un presidente migliore della tanto osannata Marta Vincenzi, sarebbe solo disonesto intellettualmente. E, per la disonestà intellettuale, su queste pagine, non c’è spazio.