Repetto sfida la Margherita: «Assurdo togliermi la Provincia»

Paola Setti

Racconta che quando entrò in politica il direttore della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia dove era dirigente gli disse: «Tu sei pazzo, con il carattere che hai fra sei mesi ti fanno fuori». E invece lui son 15 anni che veleggia. Anche adesso che una parte del suo partito, la Margherita, vorrebbe “farlo fuori”, appunto, Alessandro Repetto il presidente della Provincia mostra artigli affilati a dispetto dell’aria mansueta. Riassunto, il concetto è il seguente: se non mi ricandideranno per il secondo mandato se ne assumeranno tutte le responsabilità. E in effetti non usa parole molto diverse.
Presenta il suo Bilancio sociale e di genere, «è uno dei pochi in Italia e ha suscitato interesse a livello internazionale», e mentre snocciola le cifre di quello che ritiene un successo su tutta la linea, un miliardo di euro di investimenti per il territorio in cinque anni, ricorda di aver lavorato bene nonostante il periodo di conflittualità con la giunta di centrodestra in Regione e anche, spesso, nonostante la sua litigiosa coalizione. Dice: «Così come non ho mai detto che sarò candidato non ho mai detto che rinuncio. Sto solo aspettando le decisioni della mia coalizione. Certo che se la scelta non ricadrà su di me mi piacerebbe conoscerne le motivazioni. E sarebbe doversoso spiegarle ai cittadini». Perché, avverte: «Sarebbe come cambiare un allenatore che ha portato la squadra dalla serie B alla serie A, o che ha vinto lo scudetto».
Ecco, la squadra. Se non lo ricandidassero, spiega, sarebbe «deluso» sì, e soprattutto «per le persone che mi hanno accompagnato e che hanno lavorato bene». Gli siede accanto l’assessore al Bilancio Arnaldo Monteverde, che s’appassiona alla metafora calcistica: «Parlo da uno che ha fatto da mediano fra allenatore e spogliatoi», e via elencando, dalla ristrutturazione del debito alle politiche finanziarie per le imprese, dal sistema turistico locale alle «eccellenze nel campo della formazione», per sottolineare, come dice Repetto, che «questo non è il bilancio dell’addio», ma la dimostrazione che, ecco, la politica esca allo scoperto se vuol sostituire Repetto, perché motivazioni sul piano amministrativo non ne esistono. Comprese quelle che a ogni occasione avanza Cristina Morelli la responsabile regionale dei Verdi, alla quale comunque Repetto tende la mano: «Mi accusa di aver trascurato alcuni temi specifici. Io non credo, e infatti il piano dei rifiuti o quello faunistico sono stati approvati, anche in Consiglio di Stato, ma sono disponibile a confrontarmi». Insomma: «Rivendico alla mia giunta una grande capacità di governance». Fra i meriti, il ruolo svolto nella vicenda delle aree siderurgiche di Cornigliano: «Se la Provincia non avesse opposto il suo veto ora quelle aree sarebbero di privati».
Repetto, assieme a Marta Vincenzi, è stato invitato a intervenire domani al Teatro della gioventù all’appuntamento dell’associazione l’Approdo, promossa dagli «amministratori della Margherita per il partito democratico», invito che molti hanno interpretato come una sorta di incoronazione, da parte dei petali legati a massimiliano Costa il vicepresidente della Regione, dell’europarlamentare diessina e del presidente della Provincia uscente quali candidati di Comune e Provincia. «È solo l’occasione che viene data a due persone candidabili di esprimere la propria opinione sui programmi» minimizza lui, che poi però avverte: «Mi inorgoglisce che una una parte della Margherita mi abbia già scelto, e mi auguro che faccia lo stesso anche l’altra metà del cielo». Ammette di avere un rimpianto, di non essere riuscito a portare a termine «un ulteriore fiore all’occhiello nell’ambito della formazione». E, a segnalare che si aspetta la riconferma, dice: «Farà parte del prossimo capitolo».