Repetto sta coi comitati e si scopre paladino di Pegli

Il presidente della Provincia costretto a difendersi per le scelte sul waterfront

«Viviamo con i depositi petroliferi a pochi metri da casa, paghiamo il prezzo di una industrializzazione solo a ponente e sopportiamo passivamente le servitù imposte dalle istituzioni. Pegli e Multedo non possono diventare delle aree di discarica dove depositare detriti. Noi l'affresco di Piano non lo vogliamo, non lo condividiamo perché il petrolchimico resta dov'è, tra le case; il porto petroli non viene né ridotto né allontanato, ma potenziato con l'aggravante della nascita di un nuovo grande terminal container. Siamo stanchi di vedere accontentati industriali, istituzioni e sindacati e non i cittadini. Chiediamo di poter prendere parte alle trattative in corso e non subire soltanto le decisioni imposte da altri». Così i pegliesi tuonano durante l'assemblea pubblica di lunedì sera, nel salone dell'Hotel Mèditerranèe. L'incontro - organizzato da tutti i comitati e associazioni di Pegli -, ha visto anche la partecipazione del presidente della Provincia, Alessandro Repetto, in qualità di «persona informata sui fatti». Composti, motivati e soprattutto preparati sul contenuto dell'accordo stilato a Palazzo San Giorgio, i cittadini hanno ribadito il loro no alla firma che «asservirà» Pegli e Multedo al petrolio, al petrolchimico e ai container. «Al danno di una nuova piattaforma container davanti a Pegli (dove ora c'è l'aeroporto) si aggiunge una beffa sonora - dichiarano alcuni di loro -. Il porto turistico della precedente versione, quella del 2004, lascia il posto oggi a uno scalo petrolchimico, mentre un nuovo scalo petrolifero si conferma in capo alla nuova piattaforma container».
Tutto questo è inaccettabile per Pegli e Multedo. Insistono: «Riteniamo sbagliate le scelte delle autorità portuali perché per carenza di spazi si imputa sempre e solo a questa parte della città il prezzo dell'espansione del porto, che offre benefici solo a pochi operatori portuali, spesso neanche genovesi». I rappresentanti non intendono comunque essere etichettati come i «comitati del no» che nulla tollerano e chiedono invece di essere ascoltati e di considerare primo fra tutti il reale bisogno della delegazione. «Si discute tanto di futuro, ma i problemi quelli veri chi li risolve? Si parla di milioni di euro da investire nel progetto di Renzo Piano e poi non ci sono i finanziamenti per ristrutturare le nostre ville, per riordinare il verde, per risistemare i marciapiedi insomma non si trovano i soldi per riqualificare il ponente». Seduto tra i rappresentanti c'è Repetto. Ascolta in silenzio e quando prende la parola ribadisce di essere interprete delle preoccupazioni degli abitanti. «Da parte mia non ho mai nascosto una certa insofferenza verso l'impostazione tecnocratica che ha ispirato il percorso di variante al Piano regolatore portuale - conclude, il presidente della Provincia -. Ma è anche vero che al momento della firma ci sono stati elementi che lasciano ben sperare. Ho sottoscritto il protocollo con riserva confermando il mio dissenso su molti punti del progetto. Il waterfront passerà ora al vaglio di nuovi tavoli tecnici istituiti per valutare la fattibilità tecnico-economica delle varie parti, anche tenendo conto di altre proposte. Se tutti i comitati, le associazioni di zona e i cittadini faranno sentire la loro voce, questa non potrà non essere ascoltata».