La replica Il mio compagno Scajola

Gentile dottor Lussana ho letto il Suo garbato e ironico commento al mio articolo di qualche giorno fa uscito su Repubblica-Il lavoro. La Sua apprezzabile leggerezza mi induce subito a precisare che quando parlavo del «direttore» del Giornale non mi riferivo a Lei, ma a quello centrale (l'unico, credo, che ha questo titolo), al Feltri del caso Boffo per intenderci. Anche la qualifica di «ciambellano del nulla», che Lei mi appioppa, è troppo divertente perché mi metta a sottilizzare sul sottofondo di fastidio per chi studia e pensa che vi si potrebbe intravedere. La definizione del discusso «stronzo» sul Sabatini Coletti, che Lei allega con arguzia, spero che dimostri, nella sua asetticità un po’ comica, perché un dizionario non possa definire la stessa cosa «pezzo di merda», pur essendo indubbiamente più efficace e immediato, e spieghi quindi perché non tutte le parole vanno bene in tutte le situazioni, come rimproveravo, tra l'altro, al ministro Scajola. Quanto al rapporto di odio-amore verso il suddetto, ove lo si trascriva nei più precisi termini di stima-delusione, è molto centrato. Io sono della stessa città di Scajola e sono stato in classe con lui per tutto il liceo. L'ho visto all'opera come amministratore e conosco la sua famiglia. Per questo ho ripetutamente sperato che lui portasse dentro la destra di Berlusconi e Bossi se non altri contenuti politici, perlomeno un diverso stile istituzionale. Di qui la mia delusione quando debbo osservare che non lo fa. Grazie dell'attenzione.
*linguista - editorialista
La Repubblica-Il lavoro