Il reportage «striscia» fino in Corea del Nord

In «Pyongyang» il disegnatore canadese Guy Delisle racconta per immagini il dramma della dittatura

Un occidentale e un orientale passeggiano sul marciapiede. I due vengono superati prima da un pullman ungherese degli anni Cinquanta, poi da un reparto di fanteria in assetto da parata e infine da un uomo che cammina all’indietro. Sembra una scena di un film di Buñuel, e invece è un episodio di vita quotidiana di Pyongyang (Fusi orari, pagg. 176, euro 16), originale reportage a fumetti - alcune tavole del quale saranno esposte nella mostra collettiva Fumetto International alla Triennale di Milano - in cui il disegnatore canadese Guy Delisle racconta la sua breve permanenza nel 2001 nella Repubblica Popolare Democratica della Corea del Nord. Un resoconto dettagliato che stupisce, diverte, indigna, realizzato nello stile della graphic novel in prima persona già apprezzato in questi anni grazie all’iraniana Marjane Satrapi.
Al curioso e impertinente visitatore, cui è vietato il contatto diretto con i cittadini, non resta che familiarizzare con la sua guida e il suo interprete, presenze tanto cortesi quanto obbligate per ogni ospite straniero. Attraverso questo filtro, i suoi occhi vedono ciò che è consentito guardare durante la giornata: una città con poche auto, pochissimi bar, nessun divertimento; semideserta di giorno, completamente buia di notte, se si esclude la luce della fiaccola in cima alla torre di granito - la più alta del mondo - costruita con 25.550 blocchi, uno per ogni giorno vissuto da Kim il-Sung, il «Presidente eterno» morto nel 1994 ma tenuto artificialmente in vita dalla propaganda.
Nell’unica «dinastia comunista» della storia tutto è pulito, asettico, ordinato, grazie anche allo zelo di volontari che ramazzano perfino l’autostrada. In un’atmosfera orwelliana, la gente viene ragguagliata ogni giorno su un presunto imminente attacco da parte della Corea del Sud, alleata del nemico di sempre, gli Usa. Non una parola, invece, sui campi di rieducazione, che «ufficialmente non esistono, ma tutti sanno che ci sono», né sul razionamento degli aiuti umanitari imposto dal regime per stringere il popolo nella morsa della fame.
Poi di sera, in mancanza di diversivi, il disegnatore immortala tutto nel suo diario. Il tratto essenziale da vignetta e le inquadrature ampie illustrano bene la desolazione. Il bianco e nero riporta fedelmente il grigiore, vivacizzato da un umorismo che aiuta il protagonista e il lettore a scivolare con un po’ di leggerezza - laddove è possibile - nei meandri di questo orrore contemporaneo.