Repressione Arresti tra i dissidenti, in carcere studente e femministe

I primi segnali concreti di un possibile avvio di dialogo fra l’Iran e gli Stati Uniti arrivano contemporaneamente alle notizie di un nuovo giro di vite del regime di Teheran nei confronti di attivisti riformisti e dissidenti.
I quotidiani riformisti di Teheran hanno scritto in questi ultimi giorni di nuove azioni repressive contro femministe, studenti e sindacalisti, le categorie più prese di mira da quando l’ultraconservatore Mahmud Ahmadinejad è diventato presidente nel 2005. In carcere, riferiscono, sono finiti Nafiseh Azad, un’attivista che raccoglieva adesioni a favore di una campagna denominata «Un milione di firme» che chiede le riforme delle leggi islamiche che limitano i diritti delle donne, e Sajjad Khaksari, membro del sindacato degli insegnanti iraniani, che negli ultimi anni è stato protagonista di diverse proteste. Il ministero dell’Istruzione superiore ha inoltre dichiarato illegale l’attività della più importante organizzazione studentesca riformista, l’Ufficio per il consolidamento dell’unità (Daftar Tahkim Vahdat, frazione Allameh).
Uno dei leader di questa organizzazione è stato arrestato la scorsa settimana al suo rientro da Parigi, dove studia all’università, ma la notizia è stata pubblicata da un quotidiano solo ieri. Said Razavi-Faqih era stato in passato membro del comitato centrale del Tahkim Vahdat e aveva scritto articoli per diverse pubblicazioni poi messe al bando dalle autorità iraniane. Da quando si era trasferito in Francia, quattro anni fa, Razavi-Faqih era già rientrato altre tre volte in Iran senza avere problemi. Questa volta, invece, appena sbarcato all’aeroporto di Teheran si è visto ritirare il passaporto. Successivamente la Corte rivoluzionaria, che lo ha convocato lunedì, lo fatto rinchiudere in carcere. Il tutto appena due giorni dopo la messa al bando del Tahkim Vahdat.