La reprimenda della Rice non smuove il Cairo

da Il Cairo

Lo charme di Condoleezza Rice non ha convinto gli arabi. E la minaccia ai regimi non democratici di non avere più il sostegno di Washington non spaventa il Cairo o Riad, i cui governi sono coscienti di servire gli interessi dell’amministrazione americana. In un discorso equilibrato tra la volontà di non offendere le masse arabe e il desiderio di dare un messaggio pubblico e chiaro contro l’oppressione politica, il segretario di Stato Usa ha detto al Cairo che il suo governo non accetterà più come in passato regimi autoritari in nome di una stabilità apparente nella quale gli estremismi si sono rafforzati.
La Rice ha lodato il presidente Hosni Mubarak per l’emendamento costituzionale sulle elezioni presidenziali «che ha aperto la porta del cambiamento». L’emendamento introduce per la prima volta la scelta fra più candidati presidenziali, ma l’opposizione ritiene che le condizioni poste alle candidature siano tali da rendere di fatto nulla la competizione. Le elezioni si terranno a settembre e ci sono pochi dubbi sulla vittoria di Mubarak, 77 anni, anche se il presidente non si è ancora ufficialmente candidato per quello che sarebbe il suo quinto mandato di sei anni.
Il sostegno alla democrazia, in questa parte del mondo, è un’arma a doppio taglio, perché potrebbe facilmente portare al potere i fondamentalisti, come i Fratelli musulmani, i quali sono convinti che se ci fossero davvero elezioni parlamentari libere, a novembre, potrebbero conquistare il 25 per cento dei seggi.

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