Reprimenda della Wertmüller: "In tv solo culetti e giochetti"

La regista boccia la programmazione televisiva attuale, ridotta a "culetti e
giochetti" che svilisce le sue potenzialità divulgative e di
fondamentale partner per il cinema: "Io,
dopo 35 film, consiglierei di pensarci bene. Sarebbe meglio raccontare le storie"

Roma - Una televisione ridotta a "culetti e giochetti" che svilisce le sue potenzialità divulgative e di fondamentale partner per il cinema. "All’inizio la televisione è stata un regalo perché ti portava il cinema a casa ma quella di oggi finisce per essere solo culetti e giochetti". A lanciare la provocazione sulla programmazione televisiva attuale è Lina Wertmuller.

La bocciatura del piccolo schermo Intervistata dall’Adnkronos in occasione dell’uscita del libro - biografia I chiari di Lina, scritto dalla sua collaboratrice e sceneggiatrice Tiziana Masucci, la regista romana boccia senza appello i contenuti del piccolo schermo. "Io guardo anche quattro, cinque film di seguito, e lo posso fare perchè ho la televisione a casa - spiega la Wertmuller - certo, forse si guarda un po' troppo e si legge un pò poco, però l’avvento del 'cinema dentro casa' è importante, perchè tutti, soprattutto i ragazzi, la guardano. Quindi è una forma se non di educazione di cultura, di conoscenza del paese". Secondo la regista, dunque "è un peccato che la televisione sia solo 'culetti e giochetti'. Carini, per carità, ma sarebbe meglio fare più film, più fiction".

La scarsità di contenuti Secondo la regista di capolavori come Film d’amore e di anarchia e Pasqualino Settebellezze, la ragione della scarsità di contenuti della tv di oggi sarebbe da ricondurre a motivazioni logistiche di opportunità economica. "Bisogna riconoscere - dice la Wertmuller - che i giochetti costano meno. Se invece degli attori, che costano, prendiamo la gente della strada che non vede l’ora di andare in televisione, è ovvio che le reti televisive risparmiano. Perciò fanno questa scelta". Quindi un consiglio da vera maestra di cinema: "Io onestamente, dopo 35 film, consiglierei di pensarci molto bene. Sarebbe meglio fare l’altra scelta: quella di raccontare le storie".