«Repubblica» accusa il suo editore: De Benedetti padrone delle ferriere

«Si professa democratico, ma dentro le mura di casa disprezza i lavoratori»

da Roma

Erano volate parole di fuoco, era stato evocato un lessico da romanzo realista ottocentesco: epiteti feroci, scambi di accuse e muro contro muro. Solo che non si trattava di uno sciopero di tute blu o della protesta di qualche precario vessato da aziende senza scrupoli, ma del comunicato con cui il Comitato di redazione di La Repubblica aveva bollato il suo editore, definendolo «un padrone delle ferriere», per via delle politiche antisindacali adottate dall’amministrazione del suo gruppo. Il risultato di questo confronto era questo: due giorni di braccio di ferro, finché ieri non è arrivato il colpo di scena. In serata, dopo assemblee e minacce di sciopero a oltranza fino al 27 dicembre, il gruppo Espresso fa marcia indietro, e riconosce ai suoi giornalisti le loro rivendicazioni economiche.
Il motivo del contendere? Una disputa contrattuale che per i dipendenti del gruppo si era tramutata immediatamente in battaglia di principio. Ovvero l’incidenza delle trattenute in busta paga, e in particolare una detrazione collegata alle giornate di sciopero dei redattori, che era stata addebitata nella contabilità di dicembre. Il gruppo editoriale di Carlo De Benedetti, infatti, aveva preso una decisione drastica: detrarre dalla busta paga della tredicesima le quote relative ai giorni di sciopero. Una decisione che aveva scandalizzato i giornalisti del Gruppo Espresso, colpiti anche dal tam tam redazionale e da una voce: sembrava che il calcolo delle trattenute era costato al gruppo più dello stesso prelievo. Possibile? Il caso era esploso al funerale della moglie di Eugenio Scalfari, dove si erano ritrovati tutti i protagonisti della trattativa, gli amministratori del gruppo e i direttori delle testate. Nel pomeriggio circolava voce che anche il direttore Ezio Mauro avesse considerato la detrazione assolutamente inopportuna. Ieri, sul giornale, si potevano leggere le parole di fuoco di questo comunicato: «Mai nella storia delle relazioni sindacali italiane, nemmeno durante le vertenze più aspre - scriveva il Cdr di La Repubblica -, le imprese avevano risposto agli scioperi dei propri dipendenti con una decurtazione della tredicesima. Lo ha fatto il Gruppo Espresso, in compagnia dell’editore Caltagirone, con un fronte degli editori spaccato su questo tema. Non è dunque un problema di soldi, ma un atto politico inqualificabile di sapore chiaramente intimidatorio». E poi l’affondo più duro, personale, politico, tutto centrato sulla figura di De Benedetti: «Una logica da padrone delle ferriere, applicata da un Gruppo che pretende di avere come ragione sociale la difesa dei diritti delle persone, della dignità del lavoro. Che ha un presidente che si professa liberal e vanta di avere la tessera numero uno del partito Democratico». L’ira dei giornalisti era accentuata dalla verifica che persino il gruppo Caltagirone non aveva ancora detratto gli importi. «Come si possono fare battaglie politiche e giornalistiche come quella sull’articolo 18 - si chiedeva il Cdr del quotidiano fondato da Scalfari - e poi dentro le mura di casa avere questi atteggiamenti di disprezzo nei confronti della redazione? I giornalisti di Repubblica - concludeva il comunicato - sentono forte il disagio e l’indignazione. Non hanno più intenzione di veder sperperato un patrimonio di immagine costruito in decenni di impegno civile, democratico, professionale. Siamo sicuri che i lettori capiranno che la posta in gioco è seria».
Un comunicato che ieri il gruppo decideva di non commentare con nessuna nota ufficiale. Nel pomeriggio, il combinato disposto di una serrata sicura - e proprio in periodo natalizio - e di un danno di immagine incalcolabile per un imprenditore che aveva sempre fatto vanto della sua ispirazione progressista, convinceva l’azienda a una precipitosa retromarcia per contenere l’ammutinamento annunciato. Alle 20.46, le agenzie battono il comunicato della resa, affidato a Roberto Moro, direttore editoriale del gruppo L’Espresso in una lettera al Cdr: «Vi confermo che con le spettanze del mese di gennaio saranno restituite le somme trattenute a titolo di incidenza delle giornate di sciopero sulla tredicesima. Con l’iniziativa di cui sopra, che tiene conto delle posizioni espresse via via da altri editori sul tema in oggetto, si intende ribadire - conclude Moro - che la nostra azienda si riconosce nelle decisioni collegiali espresse dalla Fieg senza alcuna ulteriore specifica posizione di intransigenza».