La Repubblica Ceca alle urne: il centrodestra parte favorito

Roberto Fabbri

nostro inviato a Praga

Sotto un cielo di piombo e con i fiumi gonfi fino al limite degli argini per la pioggia caduta implacabile per una settimana, i cechi si recano alle urne oggi e domani mattina. Sono elezioni importanti per un Paese governato da otto anni da una coalizione di centrosinistra a guida socialdemocratica e dove si percepisce una certa voglia di cambiare a vantaggio del centrodestra. La campagna elettorale è stata estremamente litigiosa e non di rado altri argini, quelli dell’aggressività e dell’insulto, sono stati superati. I leader dei due principali partiti, il premier socialdemocratico Jiri Paroubek e il capo dell’Ods (una specie di Forza Italia molto thatcheriana) Mirek Topolanek si sono rinfacciati di tutto. Non sono mancati addirittura episodi di violenza tra deputati e questo clima pesante è culminato nella reciproca accusa di gravi scandali. Ultimo in ordine di tempo il misterioso omicidio dell’imprenditore Mrazek, sembra legato alla concessione di lucrose licenze ministeriali per l’alcol da mescolare alla benzina. Un superpoliziotto di nome Kubice ha presentato in Parlamento un dossier che collegherebbe questo omicidio ad ambienti vicini al premier, guadagnandosi così l’accusa di «gangsterismo politico». Il dossier è stato bocciato in Parlamento dalla maggioranza ombra socialdemocratica-comunista, diversa da quella ufficiale che esclude i comunisti e include invece democristiani e un piccolo partito liberale.
Ma questi schizzi di sangue interessano poco il pubblico. Un 40% abbondante di elettori non si prenderà il disturbo di andare a votare, nonostante i buoni risultati economici degli ultimi anni (la crescita è oltre il 6% annuo, e nell’ultimo quadriennio con l’inflazione ferma sul 4% i salari medi sono saliti del 25%) dovuti all’impetuosa crescita dell’export verso l’Ue, i cechi sembrano gradire un cambiamento politico. L’unico a offrirlo realisticamente è l’Ods, che è però molto europrudente: curiosa contraddizione, se si pensa che due terzi dei cechi si dichiarano contenti dai benefici portati dalla recente adesione all’Unione europea.
L’estrema litigiosità dei due principali partiti (dati nei sondaggi entrambi vicini al 25-30%) infastidisce molti elettori. Quelli che resisteranno alle sirene astensioniste potrebbero perciò rafforzare l’unica vera novità di queste elezioni, i verdi, che per la prima volta dovrebbero superare la barriera del 5% e avviarsi così a diventare l’ago della bilancia nel prossimo Parlamento. Il loro leader Martin Bursik li ha liberati della vecchia immagine di sinistra snob, arrivando ad ottenere il clamoroso sostegno dell’ex presidente e icona nazionale Vaclav Havel. I verdi potrebbero finire con l’allearsi con l’Ods e i democristiani in una strana alleanza di centro che sarà probabilmente l’unica possibile a causa dell’aritmetica parlamentare. La loro inesperienza e la prevedibile difficoltà di fare compromessi con la destra ultraliberista non sembra preoccupare gli elettori, nei quali prevale l’apprezzamento della loro caratteristica di novità idealista.
C’è infine l’incognita comunista. Un partito che rifiuta di rinnegare il suo passato criminale e autoritario, ma che ha ancora un forte bacino di fedeli ideologizzati, soprattutto tra gli anziani e nelle province depresse del nord carbonifero-industriale. Gente nostalgica di un sistema di garanzie sociali senza libertà individuali che il comunismo assicurava in un clima di povertà appena decorosa. Nessun partito accetta di allearsi con loro, ma i voti comunisti si sono rivelati più volte decisivi per l’approvazione di leggi importanti; il caso più clamoroso riguarda il codice del lavoro votato insieme da socialdemocratici e comunisti che attribuisce per esempio al sindacato principale il diritto di rappresentare nelle contrattazioni anche i lavoratori non iscritti. I sondaggi danno i comunisti tra il 15 e il 20%. Ostracizzati a parole da tutti, odiati apertamente da più della metà dei cechi, i nostalgici dei carri armati sovietici potrebbero continuare a condizionare il governo ceco.