"Repubblica" e la bufala su Forza Italia

Teorema. Il quotidiano vuole anticipare la creazione del partito per far quadrare i conti con le stragi del ’93. Falso. La tesi è già stata archiviata nel 2002 dal Pm di Caltanissetta che indagavano sui mandanti esterni

nostro inviato a Palermo

Dopo aver provato a dimostrare che il patrimonio di Silvio Berlusconi s’è formato, per un buon 20 per cento, con i quattrini della mafia, la Repubblica ha aperto un nuovo fronte: quello della «vera» nascita di Forza Italia, che si vuole a tutti i costi retrodatare al 1993, se non addirittura al 1992, per farla coincidere con l’anno «esplosivo» delle stragi «in Continente», e prima ancora con le bombe di Capaci e via d’Amelio: «Forza Italia nasce nel 1993 da un’idea covata fin dal 1992. Non c’è dubbio - scrive nell’incipit il quotidiano di Ezio Mauro - che già nell’aprile del 1993, quindi alla vigilia della prima ondata delle stragi di mafia di via Fauro a Roma (14 maggio) e via dei Georgofili, è maturata la volontà di Berlusconi di mettersi alla testa di un nuovo partito». Ma Repubblica azzarda di più: «In luglio, in parallelo con la seconda ondata di bombe, via Palestro, Milano (27 luglio); San Giorgio al Velabro e San Giorgio in Laterano, Roma (28 luglio) si mette a punto il progetto politico che diventa visibile in settembre e concretissimo in autunno». Fonti di prova? Libri. Come nel caso del testo di Paolo Madron («Le gesta del Cavaliere») citato a sproposito da Repubblica - così sostiene l’autore - nei precedenti articoli sulle nebbie misteriose di Fininvest. Eppoi un interrogatorio, quello del 1997 a Palermo di Paolo Cartotto, «consigliere politico di Berlusconi e Dell’Utri», dove si faceva cenno a una «intenzione» di Silvio Berlusconi di entrare in politica già a maggio-giugno del 92, ovvero nei giorni della bomba a Falcone, immediatamente prima dell’altro attentato a Borsellino (luglio ’92). Seguendo la contorta ricostruzione di Repubblica, coi cadaveri dei due magistrati ancora caldi, l’avvoltoio Berlusconi accelera l’entrata in politica. Anche se dall’ottobre ’92 all’aprile ’93, non sapeva ancora bene come diavolo procedere: «Ad aprile Berlusconi mi dice che aveva la necessità di prendere una decisione definitiva su ciò che si doveva fare». Voleva rompere gli indugi, capire se c’era spazio, possibilità di successo. Dell’Utri premeva, Confalonieri frenava. Ed è qui, in questa impasse d’aprile, che per Repubblica nasce il soggetto criminale «Forza Italia» capace, in meno di un mese, di avviare una strategia della tensione culminata con l’organizzazione dell’attentato a Maurizio Costanzo (14 maggio) e agli Uffizi (27 maggio) insieme ai picciotti corleonesi. Un ragionamento folle. Che oggi viene in qualche modo perseguito dai Pm di Firenze (via Spatuzza) per le stragi del ’93 ma che è stato bruscamente cassato per quelle del 1992 con l’archiviazione di Caltanissetta nel procedimento sui «mandanti esterni» incentrato anche sulle dichiarazioni di questo Cartotto. Un tipo che era risentito non poco con il Cavaliere. «Uno che - scrive il gip Giovambattista Tona a pagina 58 del decreto di archiviazione - non ha fatto mistero delle sue ragioni di malumore nei confronti di Dell’Utri e Berlusconi per la sua esclusione, nonostante le precedenti promesse, prima da alcuni delicati incarichi e poi dalle liste elettorali del nuovo movimento». E quasi a mettere le mani avanti, «ha sostenuto di non essere stato condizionato da motivi di astio nel riferire quanto a sua conoscenza sulla genesi del movimento Forza Italia». Proprio per chiarire definitivamente l’arcano sull’origine della nascita di Forza Italia, i magistrati nisseni prendono a verbale l’ex presidente Francesco Cossiga, vittima, nel periodo antecedente le stragi Falcone e Borsellino, di un vergognoso procedimento di impeachment voluto dalla sinistra: «La decisione di scendere in politica di Berlusconi - dice Cossiga - per quanto mi consta va collocata in un periodo di tempo di circa due-tre mesi prima delle elezioni del ’94. Lo posso dire con assoluta certezza perché ebbi parte nello sviluppo dei rapporti tra Berlusconi e il leader del Ppi (...). I collaboratori aziendali di Berlusconi erano scettici dinanzi alla sua iniziativa di assumersi una responsabilità politica diretta». Ragionando come ragiona Repubblica, lo scetticismo forse era dovuto alla mancanza di conoscenza dell’«esplosiva» campagna elettorale che Cosa nostra aveva organizzato per il Cavaliere ben sapendo che Forza Italia, nata a giugno ’93, avrebbe stravinto a mani basse ad aprile ’94.