«Repubblica» e lobby sofriana contro Castelli

Ruggero Guarini

A che cosa fa pensare il sacro sdegno di Mario Pirani, il gagliardo moralista che ieri, dal pulpito di Repubblica, ha commentato la decisione del ministro Castelli di non inoltrare al Quirinale l’istanza di grazia per Adriano Sofri definendolo un esempio «della più cinica immoralità», nonché «un dileggiatore delle norme etiche più elementari», infine «uno svergognato» che «finge di provare compassione per un morituro, salvo pugnalarlo quando il suo stato di salute sembra migliorare»?
Fa pensare, innanzitutto, all’abbagliante talento oratorio di tutti i grandi laiconi del nostro Paese. Fa pensare, in secondo luogo, all’ammirevole zelo con cui questi vispi predicatori non cessano di proporsi, sulla scena di questo ameno Paese, come i soli magistri autorizzati di morale pubblica e privata. Fa pensare, in terzo luogo, alla loro straziante attitudine all’esercizio della compassione. Fa pensare, infine, a quelle quattro elementari domande che alle finissime teste della lobby sofriana, forse proprio perché sono troppo elementari, sembreranno sempre un inammissibile attacco al loro primato intellettuale e morale.
Ecco le quattro domande. È da ipocriti pensare che un po’ più ipocrita del nostro ministro della giustizia potrebb’essere chi pretende di ottenere la grazia senza nemmeno chiederla? È da cinici supporre che più cinico dello stesso cittadino Sofri sono tutti coloro che assecondano questa sua orgogliosa e sprezzante pretesa continuando a orchestrare la loro campagna per fargli ottenere quella grazia che lui continua a non chiedere coi toni arroganti e altezzosi che sono propri della loro lobby? È da svergognati immaginare che la vera ragione per cui Sofri non vuol chiedere personalmente la grazia, lasciando che a chiederla per lui sia il clan dei suoi scolari, amici e ammiratori, non sia affatto la sua vera o supposta innocenza, bensì il non infondato sospetto che chiedendola lui direttamente rischierebbe di perdere quel carisma di cui deve a ogni costo verificare incessantemente la tenuta e la solidità riscuotendo ogni giorno, dai suoi fans, quella razione di idolatria di cui tutti i capetti della sua orgogliosissima specie hanno bisogno come il tossico della sua dose? È da dileggiatori insinuare che il vero obiettivo della lobby sofriana sia quello di ottenere che lo Stato, assicurando all’ex leader di Lotta continua un trattamento giuridico e istituzionale del tutto speciale, riconosca ufficialmente, conferendogli il pregio di un «valore nazionale», il «magistero ideale» che fra il Sessantotto e gli anni di piombo fu svolto non solo da Sofri e dai suoi vecchi compagni di lotta, ma da tutto quel frammento di generazione che coi suoi farneticamenti ideologici contribuì potentemente alla creazione del clima propizio all’ideazione e all’esecuzione degli stupidi e orrendi crimini che insanguinarono quella stagione?
Pirani pensa fra l’altro che la grazia è doverosa perché Sofri non ha ormai più niente a che vedere con gli anni di piombo. Ma quando mai. È invece evidente il contrario. Basta a provarlo il fatto che per non perdere la faccia coi suoi vecchi compagni di lotta non ha mai voluto rivelare tutto ciò che sul delitto Calabresi – di cui probabilmente a ragione, almeno sul piano giudiziario, si professa innocente – tuttavia non può non sapere.
guarini.r@virgilio.it