LA REPUBBLICA DEL GIORNALE

Nei giornali c’è una legge non scritta che invita a non citare gli altri giornali. E questo vale sia in positivo che in negativo. Ad esempio, quando un’altra testata fa uno scoop o, più semplicemente, trova una notizia interessante, si tende a minimizzarla, non citando la fonte originale della notizia. Addirittura, ci sono quelli specializzati nel farla propria; la leggono, la metabolizzano, la riscrivono il giorno dopo e poi si autolodano: «Come anticipato da noi, proprio ieri». Atteggiamenti ridicoli, da asilo Mariuccia, con tutto il rispetto per l’asilo Mariuccia. Se dei colleghi fanno un buon lavoro, non si vede perchè non si dovrebbe riconoscerlo.
L’altra faccia della medaglia di questa legge non scritta, invece, impone di non attaccare i colleghi di altri giornali. In una specie di ultimo retaggio corporativo, di cane non morde cane, di galateo alle vongole, di volemose bene al pesto, sui giornali non si toccano i giornalisti. E, come abbiamo dimostrato ampiamente, anche questa è una regola che non ci piace: se qualcuno scrive o dice sciocchezze, lo denunciamo con nomi e cognomi, senza paura di passare per cattivi di fronte alla corporazione. Sapete benissimo che il nostro credo è che «anche a Genova, un altro giornalismo è possibile» e cerchiamo di dimostrarlo ogni giorno con i fatti, oltre che a parole.
Ma quello che voglio fare oggi va oltre tutto questo. Voglio violare ogni legge giornalistica. E fare l’elogio congiunto di tutta la stampa genovese, anche quella più lontana da noi. Perchè - sulla questione Terzo Valico - i giornali genovesi, proprio quelli accusati dal presidente Claudio Burlando di dire «fesserie», hanno dimostrato una grande statura. Di quello che scriviamo, quasi monomaniacalmente, su questo Giornale, sapete tutto. Ma, nelle ultime settimane, l’impegno è «quadripartisan». Senza soluzione di continuità fra Il Corriere mercantile con l’articolo di Mimmo Angeli, i commenti di Gigi Leone e Roberto Onofrio sul Secolo XIX e la battaglia quotidiana di Franco Manzitti e Massimo Minella su La Repubblica-Il Lavoro.
Proprio a Repubblica va dato atto di aver fatto sul Terzo Valico, come noi, la battaglia della vita. E leggere e ascoltare Franco Manzitti - con cui incrociamo le lame e le penne su mille altre questioni e continueremo a farlo, con più passione e vis polemica di prima - scrivere e dire che «Senza Terzo Valico, è finita, si chiude» è musica per le nostre orecchie. É un segno che, sulle cose vere, sul futuro e sulla vita stessa di Genova, siamo tutti dalla stessa parte. Poi, certo, se Repubblica domani appoggerà candidati che fanno alleanze con chi ha al primo punto del proprio programma quello di non fare il Terzo Valico, saremo i primi a rinfacciarglielo.
Ma, intanto, combattiamo insieme, a colpi di «fesserie», per non lasciare isolata Genova. Poi, certo, nemici come prima.