Repubblicani, "rivolta" contro le nuove tasse imposte da Obama

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Protesta alla vigilia del 15 aprile, data limite per la consegna delle dichiarazioni dei redditi, i &quot;tax return&quot;. Ci ispira al &quot;Tea party&quot; la rivolta che scoppiò nel 1776 a Boston contro le tasse imposte da Londra. Ma è polemica e il Nobel Krugman attacca i Repubblicani: &quot;Imbarazzanti da guardare&quot;
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New York - I repubblicani all'opposizione, dopo la sconfitta si riorganizzano e si ribellano contro le tasse del presidente Barack Obama. Alla vigilia del 15 aprile, data limite per la consegna delle dichiarazioni dei redditi, i "tax return". E lo fanno invocando con un simbolismo forte e di grande presa il "Tea Party" del 16 dicembre 1773, quando i coloni americani, per protestare contro le nuove tasse del governo britannico, distrussero nel porto della principale città del New England numerose ceste di té, preludio della guerra di indipendenza.

L'idea ha mandato in bestia il premio Nobel per l'economia, Paul Krugman, che dalle colonne del New York Times lancia un durissimo attacco al Grand Old Party repubblicano. Krugman, convinto che Obama avrebbe dovuto nazionalizzare le banche per rilanciare il settore, ce l'ha con chi definisce il presidente "un socialistà che punta a distruggere il capitalismo". "Come mai? -si chiede Krugman-. Perché vuole aumentare le tasse agli americani che guadagnano di più, riportandole ad un livello di circa 10 punti più basso in media rispetto agli anni dell'amministrazione Reagan. Bizzarro". Il Nobel dell'economia definisce i repubblicani "imbarazzanti da guardare".

Mercoledì sono in calendario proteste anti-tasse in 500 città dell'Unione, ma come scrive la stampa americana è difficile trovare un sentimento popolare diffuso ed unanime, come a Boston nel Settecento, o più recentemente nella rivolta californiana contro le tasse sulla casa negli anni settanta. Obama ha presentato un ambizioso programma di spesa pubblica, senza precedenti dai tempi della Grande Depressione, e il governo controlla le principali banche e alcune delle più grosse imprese del paese, in attesa di restituire le quote pubbliche al privato, appena i tempi saranno diventati migliori.

A lanciare l'idea dei nuovi "Tea Party" è stato Rick Santelli, un giornalista della Cnbc, la tv economica via cavo, finita nel mirino per non avere capito che gli Usa sono in piena recessione e per avere consigliato titoli poi crollati. Secondo Santelli, che come Obama è di Chicago dove per anni si è occupato di materie prime, i 75 miliardi di dollari offerti dal presidente per riacquistare mutui in difficoltà "premia comportamenti sbagliati". Il giornalista si riferiva ai clienti delle banche, non agli istituti finanziari salvati dallo Stato, che continuando ad aumentare le spese bancarie, secondo molti esperti, fanno pagare i contribuenti due volte.