«Requiem» di Britten, Pappano si presenta

Il direttore italo-inglese ha inaugurato ieri sera all’Auditorium Parco della Musica la nuova stagione dell’Accademia di Santa Cecilia

Pietro Acquafredda

Tutto esaurito, ieri sera, in occasione della festa grande all’Auditorium, in occasione del concerto inaugurale della stagione di Santa Cecilia: Pappano sul podio per il grandioso e commovente War requiem di Britten che, nella storia concertistica di Santa Cecilia, è alla sua sesta apparizione: tre volte diretto da Previtali negli anni Sessanta-Settanta, sull’onda del grande successo riscosso in Inghilterra e Germania; successivamente con Rostropovich, nell’87, e Sawallisch, dieci anni fa.
Ieri è stata la volta di Pappano, che l’aveva già diretto a Bruxelles e Los Angeles, e che evidentemente deve amarlo in modo particolare, se l’ha scelto per la serata inaugurale di Santa Cecilia.
Di non facile esecuzione, anche per i non ridotti costi, il War requiem, in replica oggi e domani sera, deve la sua nascita a una occasione tutta speciale: grandi occasioni come: l’inaugurazione, nel 1962, della nuova cattedrale di Coventry, città industriale a sud-est di Birmingham, distrutta da un bombardamento tedesco del 1940, e costruita su progetto dell’ illustre architetto Basil Spence.
Il War requiem prevede una grande orchestra sinfonica, una seconda orchestra, da camera; tre solisti di canto (che a Roma sono tre star internazionali: Christine Brewer, Ian Bostridge, Thomas Hampson), un coro misto abbastanza nutrito, un coro di bambini (formato dai cori di voci bianche dell’Accademia e dell’Opera di Roma), e un organo (ovviamente elettronico, perché l’Auditorium non ha un organo a canne, come tutte le grandi sale da concerto del mondo).
Colpisce, secondo Pappano, «la tragica attualità dell’opera di Britten, ma colpisce ancor più la geniale soluzione adottata dal musicista». Quella cioè di intercalare il testo della Messa da requiem, in latino, con quello di un poeta inglese, Wilfred Owen, morto soldato nella prima guerra mondiale a solo venticinque anni, ma che aveva prima tradotto in versi lo strazio di un’intera generazione travolta dalla grande guerra.
I cori e il soprano intonano la Messa da requiem; mentre al tenore e baritono sono affidati i testi di Owen. Parallelamente per le orchestre: quella sinfonica accompagna con solennità la Messa e quella da camera, ricca di percussioni e più turbolenta, i testi di Owen che raccontano gli orrori della guerra, i tragici «suoni» delle trincee, fino al toccante faccia a faccia di un soldato con il suo nemico morto.
Alla realizzazione del concerto romano hanno contribuito il Centro alti studi per la difesa (curiosa collaborazione!) e il British Council.
Per l’occasione, nello spazio «Risonanze» dell’Auditorium, è stata inaugurata ieri una mostra intitolata «Pacifism. Omaggio a Benjamin Britten» (ingresso libero, aperta tutti i giorni dalle 11 alle 20).
Vi sono esposte opere della collezione del musicista, conservate nel museo della Fondazione Britten-Pears, e altre di noti artisti italiani, fra cui Cagli, Mirko, Guttuso, Novelli che hanno lasciato testimonianze molto suggestive e indelebili sugli orrori della seconda guerra mondiale.
Per singolare, ma certamente non involontaria, coincidenza, sempre ieri sera (e sempre alle 21), ma nella sala Sinopoli e per la stagione della Filarmonica romana, Jeffery Tate, noto direttore inglese, in tournée con l'Orchestra giovanile italiana, ha presentato il Requiem «minore» di Britten, la Sinfonia da requiem per orchestra che il musicista scrisse nei primi anni del suo esilio americano, come evidente denuncia degli orrori della guerra e che deve il suo curioso titolo alle epigrafi che Britten volle in testa ai tre tempi della sinfonia: 1. Lacrymosa; 2. Dies Irae, 3. Requiem aeternam.
Ma ancor più curiosa è la storia della sua nascita. La sinfonia la richiese al musicista il British Council, senza porgli limiti né vincoli, per festeggiare i 2.600 anni dell’insediamento della dinastia Mikado in Giappone. Appena terminata, invece, fu rifiutata dalla casa regnante giapponese, che si ritenne doppiamente offesa: dal titolo dell’opera, non certo benaugurante, e anche dagli inopportuni riferimenti alla religione cristiana.
Britten, mantenne il titolo e la dedicò alla memoria dei suoi genitori, scomparsi pochi anni prima. Completa il programma del concerto di Tate, Soir de fete di Ernest Chausson e la Sinfonia n. 4 di Brahms.
War requiem di Britten. Direttore Antonio Pappano. Sala santa Cecilia, replica oggi e sabato. Biglietti da 16 a 41 euro. Previste riduzioni. Informazioni: 06-8082058.