Requisizioni, Serra fa retromarcia. A metà

Massimo Malpica

Requisizioni, atto secondo. Due giorni fa Action e la vicepresidente della Provincia di Roma, Rosa Rinaldi (Prc), avevano spiegato che per trovare una soluzione abitativa ai 250 rifugiati sfollati a fine gennaio Achille Serra avrebbe in settimana requisito alcuni alloggi privati. Una bomba. Anche perché in mancanza di una comunicazione ufficiale della prefettura, il comunicato di Action - non smentito - parlava di «importantissimo risultato per tutti i rifugiati e per chi soffre il problema abitativo». Estendendo dunque la requisizione a strumento supplementare, seppure «straordinario e temporaneo», per combattere l’emergenza casa. Quanto è bastato al candidato azzurro Alfredo Antoniozzi per parlare di «grave atto illegittimo», e all’Arpe-Federproprietà, che a Roma ha 200mila soci, di minacciare il ricorso alla magistratura.
Ma il prefetto ieri è tornato a parlare, e nella conferenza stampa convocata a Palazzo Valentini insieme alla Rinaldi e al capo di gabinetto del sindaco, Luca Odevaine, ha circoscritto il senso del suo impegno a un ambito decisamente più ristretto. Non una smentita piena del «Serra-pensiero» riportato ieri da Action e dalla Rinaldi, ma certamente un corposo distinguo, spiegando di volersi tenere fuori da «speculazioni politiche». «Non è ancora stata presa alcuna decisione - attacca - e personalmente sto perseguendo la strada della locazione. Cosa diversa dalla requisizione». Che dunque è solo «eventuale», spiega il prefetto, e sarebbe in ogni caso «una tantum, perché dovrebbe coprire solo questa emergenza, non abitativa ma umanitaria». Insomma, Serra ribadisce di voler andare fino in fondo per risolvere il dramma dei 250 rifugiati, cercando una soluzione mediata o, eventualmente, anche la requisizione. Ma in questo caso tenendo conto di tre elementi: «Primo fra tutti - scandisce Serra - quello dell’impatto sociale nel quartiere, quindi ci sarà bisogno di più stabili per i 250 immigrati. Poi c’è il fattore temporale, cioè che l’eventuale requisizione sarà una soluzione solo temporanea. Infine, soprattutto, c’è da dire che il proprietario della struttura disabitata avrà diritto a un equo indennizzo, del quale si farà carico il Campidoglio».
Insomma, Serra insiste tra «una tantum», «temporaneità», ed «eventualità», e poi «per mettere bene le cose in chiaro» riprende la parola e aggiunge: «Un eventuale provvedimento di requisizione, che ripeto non è per nulla sicuro perché spero di poter locare un immobile, non ha niente a che fare con quanto fatto da un presidente di Municipio romano, compiendo un atto che io peraltro ritengo illegittimo». Una solare presa di distanza dalle «requisizioni» di Sandro Medici che il Tar del Lazio aveva deciso di non sospendere.
Anche Odevaine e Rinaldi, comunque, pur spiegando come si voglia procedere a un censimento degli immobili «abbandonati», sia privati che pubblici, hanno fatto i pompieri. L’esponente di Rifondazione in particolare ha precisato che «non sarà certo il quinto appartamento sfitto di un privato a essere requisito, ma semmai il ventesimo palazzo di un immobiliarista», per poi ricordare che «tra il censimento e la requisizione c’è comunque un’ampia tastiera di strumenti da utilizzare per affrontare l’emergenza abitativa».
Caso rientrato? Non per l’Associazione romana proprietà edilizia, che teme che quella delle requisizioni divenga una moda. Per l’Arpe si tratta di «fenomeni d’illegalità più o meno mascherati» che, «sotto la spinta di movimenti eversivi» producono «confusione nei rapporti tra cittadini in violazione dell’ordinamento civile».