Resa dei conti nel Pd alla frutta: lascia Penati, l’uomo di Bersani

MilanoÈ rimasto in piedi quasi due giorni. Ma dopo le primarie milanesi di domenica che hanno fatto saltare dopo una notte le teste dei dirigenti locali, ieri anche Filippo Penati è crollato sotto il terremoto Pd. Il responsabile della segreteria nazionale e braccio destro di Pier Luigi Bersani ha rassegnato le dimissioni.
La consultazione del centrosinistra ha candidato l’avvocato ex deputato di Rifondazione comunista Giuliano Pisapia l’anti-Letizia Moratti per le Comunali del 2011. Il Vendola milanese ha stracciato con cinque punti di distacco l’architetto Stefano Boeri su cui Bersani aveva voluto mettere il cappello, nonostante gli avvertimenti di una buona parte del partito. I dirigenti lombardi del Pd hanno fatto un passo indietro lunedì. In serata, di fronte al silenzio di Penati la Velina rossa, nota politica di simpatie dalemiane, scriveva senza mezzi termini: dopo il verdetto delle primarie «non è più possibile non chiedere un atto di umiltà politica con le dimissioni dagli incarichi nazionali e locali per Filippo Penati». Un esito che, era l’atto di accusa, «fa prendere ancor più coscienza del fatto che a Milano il Pd ha grandi difficoltà di espansione e di credibilità per una mancanza di iniziativa politica, che si ripercuote in ogni avvenimento elettorale». Colpito e affondato. Il grande sconfitto - nel 2009 ha perso da presidente in carica la Provincia di Milano e l’ha riconsegnata nelle mani del Pdl e di Guido Podestà, otto mesi fa ci ha riprovato contro Roberto Formigoni ma anche nella corsa per la Regione ha fatto flop - ha raccolto il messaggio. In una lettera al segretario nazionale del Pd ha fatto mea culpa e spiegato che «è necessaria una mia assunzione di responsabilità. Io ho condiviso e sostenuto la scelta compiuta dalla direzione provinciale milanese di candidare Boeri». Ora «bisogna superare rapidamente la pur doverosa fase di chiarimento che ci vede ancora una volta ripiegati su noi stessi e accettare l’esito, senza rinviare la campagna elettorale per Pisapia, che ci deve portare a sconfiggere le destre a Milano». Proprio perché, «ritengo che la vittoria alle Comunali sia più importante delle vicende personali e per questo continuerò a impegnarmi con convinzione, intendo rinunciare all’incarico di responsabile della segreteria politica che tu mi hai affidato». Bersani a sua volta conferma la «stima» nei confronti di Penati, dichiarando che le dimissioni «sono un gesto che gli fa onore, ho preso atto della sua decisione di rinunciare ad impegni operativi a livello nazionale e di mettersi al servizio per un rilancio del centrosinistra a Milano e in Lombardia, a sostegno del giovane gruppo dirigente lombardo».
Intanto il Pd nel capoluogo fa harakiri e si squarcia tra i sostenitori di un terzo polo con Udc e Fli (con il sindaco Gabriele Albertini candidato unico) e chi legge proprio nel risultato delle primarie il messaggio che gli elettori vogliono che il partito torni a svoltare a sinistra. E le reazioni alle dimissioni di Penati sono distanti. «Questo non è il momento delle dimissioni - sostiene il senatore Ignazio Marino - il fatto che il Pd si sia impegnato nelle primarie è positivo, il numero di candidati ha permesso una vera sfida. Erano tutte persone con straordinario percorso professionale e personale. I milanesi hanno scelto il candidato e ora il punto non è discutere internamente, ma lavorare per arrivare al governo della città». A chi lo aveva accusato di sollevare critiche strumentali ieri Giuseppe Fioroni, esponente di Movimento democratico, ha replicato: «A cosa serve chiudere la stalla ora che i buoi sono già scappati? È da un anno che lo dico e intanto dopo aver perso le elezioni e le primarie, non vorrei che perdessimo anche gli iscritti. Quando cominceremo a preoccuparci?». Penati intanto avverte: «Nessun cedimento ad Albertini. L’esito delle primarie è stato chiaro. Non si vanifichi tutto nei giochi delle segreterie o per calcoli di convenienza». La guerra è aperta.