La resa dei conti in procura inizia alle cinque della sera

E Randazzo (Unione a sinistra) chiede risposte a Napolitano e al Csm

Bocche cucite in procura sulla clamorosa, pesante «querelle» che contrappone 18 sostituti al capo Francesco Lalla, in relazione al caso del professore Henriquet, assolto dall’accusa di detenzione di medicinali a base di stupefacenti, su richiesta del difensore Boggio e del procuratore capo che dinanzi al giudice Petri ha riconosciuto l’insussistenza del reato, che era stato contestato dal pm Pinto, nell’istanza di rinvio a giudizio. I pm sono insorti contro Lalla, per avere sostituito illegittimamente in udienza Pinto, assegnatario del fascicolo, e hanno inviato al Csm una sorta di esposto, definito «Quesito». Due giorni dopo i consiglieri Pipino e Fresa chiedevano al comitato di presidenza del Csm di aprire un’inchiesta su Lalla, per stabilire se esistono i presupposti del trasferimento per incompatibiltà ambientale. Alle 17 di ieri v’è stata una riunione tra il capo e sostituti. Massima segretezza sul vertice. «Non dico una parola», ha risposto Giovanni Arena. Anna Canepa: «Si discute, ma non cambia niente. tutto resta come prima».
E benchè i pm genovesi abbiano «portato» al Csm la loro protesta, a Roma è arrivata anche una posizione assai diversa, che mette sotto accusa proprio il comportamento del pm Pinto.
Ed è di ieri una nuova lettera di Piero Randazzo, responsabile della Sanità per Unione a sinistra, che torna a chiedere un intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del ministro Clemente Mastella e del presidente del Csm Nicola Mancino.
Ecco il testo: «Onorevoli signori, in data 13-06-07 Vi avevo inviato una lettera, con un’ampia documentazione, affinché Voi, nel vostro ruolo, valutaste il comportamento, a mio avviso persecutorio e ingiustificato, del pm Francesco Pinto, nei confronti del Prof. Franco Henriquet, presidente dell’associazione Gigi Ghirotti, che si occupa dell’assistenza dei malati terminali. Come certamente ricorderete, il pm Pinto ha indagato e chiesto il rinvio a giudizio del Prof. Herinquet per detenzione di sostanze stupefacenti, basandosi sul fatto che nella sede della Gigi Ghirotti erano stati trovati medicinali, restituiti dai parenti di pazienti deceduti, in condizioni conservative utili per altri malati terminali. Su tale inchiesta il mondo scientifico, politico, istituzionale e sociale a tutti i livelli erano intervenuti a favore del Prof. Henriquet. Due anni di inchieste, un uomo tenuto in graticola, un medico che della terapia del dolore ha fatto la ragione della propria vita, coinvolgendo centinaia di volontari. Un’opera umanitaria unica in Italia, che il ministro Livia Turco conosce bene. In data 13-11-07 il Prof. Herinquet, su richiesta del procuratore capo Francesco Lalla, è stato prosciolto, perché il fatto non sussiste. Resta il fatto che a Voi, onorevoli signori, avevo chiesto un giudizio su questa vicenda, che non ha fatto certamente onore alla Procura di Genova. Ne sono dimostrazione le polemiche che in questi giorni ci sono all’interno della stessa, e che coinvolgono il Csm. Per questi motivi sollecito una risposta al mio quesito. Risposta che, come cittadino fedele alle leggi e nel rispetto costituzionale, Pretendo. Voglio cioè essere sicuro che nel nostro paese siano processati i delinquenti, gli approfittatori, coloro che usano lo Stato per arricchirsi ecc. E non chi della sofferenza altrui ne fa un impegno di tutta una vita».