La resa di Padoa-Schioppa: non c’è accordo sui tagli

Il premier prende tempo ma insiste: «Stiamo discutendo ma sul riequilibrio del bilancio non transigo»

Stefano Filippi

nostro inviato

a Cernobbio (Como)

L’impolitico ministro dell’Economia ha svelato un’altra verità. Stavolta non ha usato la mail per lamentarsi dei vincoli in cui è impastoiato nel varare la legge finanziaria: ha parlato chiaro al convegno dello studio Ambrosetti di Cernobbio. Protetto dalla sessione a porte chiuse, davanti a una platea che raccoglieva i vertici del governo, il ministro del Lavoro, gran parte del «gotha» imprenditoriale e i guru della finanza italiana ed europea compreso il numero uno della Banca centrale di Francoforte, Tommaso Padoa-Schioppa ha detto che il re è nudo. «Bisogna fermare questa dinamica di spesa - ha detto, riferendosi alla spesa pubblica -. Intervenire è possibile, esistono margini tecnici. Magari non ci sono margini politici, il consenso». E da che cos'è fatta la spesa pubblica? Da quattro «settori di risparmio», spiega il ministro, tra cui una delle principali voci è la spesa previdenziale.
Margini tecnici privi di consenso politico. Significa che non c’è coesione nel governo. Che la sua iniziativa di ministro tecnico, preoccupato del risanamento, incontra sempre nuovi ostacoli. Non è certo una novità, le liti e le incomprensioni sono all’ordine del giorno nell’esecutivo, ma le parole del responsabile dell’Economia mettono il sigillo sulla confusione che regna nella maggioranza che lo sostiene. E a poco è servita la successiva puntualizzazione che «la riduzione della manovra finanziaria a 30 miliardi, dai 35 miliardi inizialmente previsti, è stata un ritocco tecnico e non politico». Padoa-Schioppa a Cernobbio ha ribadito le sue convinzioni: i conti pubblici sono sempre in disordine, l’economia è ancora in una fase di stasi tuttavia può crescere, ma soprattutto la ripresa non basta a risanare il bilancio dello Stato il cui deficit è strutturale e occorre agire «il più possibile sul lato della spesa più che da quello delle entrate». Messaggio per l'ala radicale della maggioranza, che insiste per ammorbidire la finanziaria riducendo al minimo i tagli di spesa.
I conti pubblici, ha ricordato Padoa-Schioppa, sono ancora «fuori controllo»: lo squilibrio è «strutturale» e questa «è una delle cause della mancata crescita». Il ministro invoca dunque misure strutturali, non una finanziaria che si limiti a un lifting del bilancio pubblico. Tagli radicali e decisi, perché «è sbagliato dire che basta la ripresa per mettere a posto i conti pubblici». E per fermare questa dinamica bisogna agire «il più possibile dal lato della spesa, più che da quello delle entrate». Il motore del Paese, ha aggiunto Padoa-Schioppa, sono le imprese. Lo stallo dell'economia dipende da una «stasi della produttività in atto da dieci-dodici anni». Per rimettere a posto i conti sarà importante anche «la concertazione, che deve essere complementare all'azione di governo», anche se da ultimo «è il governo che decide».
Sulle intenzioni risanatrici una mano gli è arrivata più tardi dal presidente del Consiglio che ha garantito: «Abbiamo un obiettivo che è il riequilibrio dei conti pubblici, su questo non transigo - ha detto Romano Prodi -. Sulle singole poste siamo in discussione, stiamo facendo dei calcoli di compatibilità finanziaria e poi decideremo. Dire qualcosa adesso serve soltanto a lanciare allarmi o distorsioni». Il premier si riferiva alle pensioni: a chi gli chiedeva se alla fine la riforma previdenziale garantirà risparmi o una maggiore spesa, Prodi ha lasciato intendere che quello che conta è il risultato complessivo dell'intero pacchetto riformatore. «Posso assicurare - ha concluso Prodi - che prenderemo molto sul serio le direttive dell'Ue e mai andremo fuori dalle regole europee. Lo dice uno che è stato presidente della Commissione di Bruxelles».