La resa sulla legge elettorale: dialoghiamo

Il Professore: confronto necessario. Bondi: ecco le condizioni. Ronconi: servono le larghe intese

da Roma

Archiviato il 2006, l’anno nuovo si apre all’insegna dell’ormai decennale dibattito sulla legge elettorale. Che, seppur modificata meno di dodici mesi fa, andrà ancora una volta rivista. Punto, questo, su cui concordano buona parte dei partiti e su cui Napolitano ha voluto dare una forte accelerazione nel suo primo discorso di fine anno dal Quirinale. Ma già prima di domenica sera, dopo l’offensiva diplomatica del ministro delle Riforme ds Vannino Chiti, il dibattito era nel vivo. Rilanciato dal leader dell’Udc Casini che, intervistato dal Messaggero, si diceva favorevole al «modello tedesco, con soglia di sbarramento al 5% e senza premio di maggioranza». Dalle colonne della Stampa, invece, toccava a Rutelli aprire al dialogo. Con l’obiettivo, spiegava il vicepremier e leader della Margherita, di «liquidare il pasticcio attuale» partendo dal referendum che può essere «un utile mezzo per superarlo». In Cassazione, infatti, sono stati già depositati due quesiti che se approvati modificherebbero ancora una volta il sistema elettorale conservando le liste bloccate e il premio di maggioranza. Ieri sulla questione è intervenuto anche Prodi. «Bisogna avere un dialogo con l’opposizione e io voglio farlo», spiega parlando a Baobab su Radio1. Insomma, «sui grandi problemi del futuro del Paese bisogna avere un dialogo». Perché, dice il premier, «le riforme istituzionali non si fanno senza un rapporto con le opposizioni, altrimenti poi vengono cambiate di nuovo». Così la riforma elettorale, di cui «abbiamo assoluta necessità».
Ma se Fassino e Rutelli sono convinti che «il 2007 potrà essere l’anno della riforma elettorale», ben più tiepida è la posizione di Forza Italia. Il coordinatore azzurro Bondi - che già aveva criticato duramente l’apertura di Chiti - dice di «non rifiutare il dialogo». Ma a «due condizioni». La prima è che «un’eventuale nuova legge elettorale sia concordata e approvata insieme all’opposizione», la seconda è che «non finisca per scardinare il bipolarismo». «Altrimenti - avverte - Forza Italia non esclude di sostenere il referendum». Più netto Cicchitto. «Chiti - attacca il vicecoordinatore azzurro - si sta comportando come un furbetto del sistemino: non sta trattando sul sistema elettorale con ogni schieramento nel suo complesso, ma punta a dividere tutto e tutti. È chiaro che un governo che sul metodo fa di queste furbizie cessa di essere un interlocutore». Poi entra nel merito: «Siamo contrari al doppio turno, fatto su misura per i Ds, e all’abolizione del premio di maggioranza, fatto su misura per chi vuole abolire il bipolarismo». «Questo dibattito - dice l’azzurro Napoli - è finto. È vero, invece, il tentativo di usare la legge elettorale per rimpannucciare una maggioranza malferma».
Trova il placet di Di Pietro, invece, la proposta di Casini. «Un’ipotesi seria - dice il leader dell’Idv - che va presa sul serio». La vede in maniera diversa Rotondi. «Il sistema tedesco - replica il segretario della Dc - non funziona neanche in Germania». Punto su cui è d’accordo Calderoli. «Non capisco - dice il coordinatore delle segreterie della Lega - se Casini e Chiti ci sono o ci fanno». Intanto perché «è paradossale che Casini dichiari oggi la sua condivisione per il sistema tedesco, con sbarramento al 5%, visto che a non volere lo sbarramento del 4 fu proprio l’Udc». Eppoi «è incredibile che vengano a proporcelo proprio quando ha segnato il suo tempo anche in Germania».
Cauta, invece, soprattutto la sinistra radicale. Che teme che l’obiettivo ultimo sia quello di ridisegnare gli equilibri della maggioranza. «Questo dibattito - dice l’eurodeputato del Pdci Rizzo - potrebbe essere un modo per intorbidire le acque». E dunque «no» ad un «inciucio» che in realtà punta a «modificare» la maggioranza. Così, ci sta che il capogruppo Pdci alla Camera Sgobio faccia presente che «sulla legge elettorale l'Unione si deve preoccupare di giungere ad una proposta condivisa da tutti i partiti della coalizione». Concetto ribadito da Bonelli, presidente dei deputati Verdi. E pure il ministro Pecoraro Scanio di dice contrario a «pasticciare su modelli elettorali stranieri, rimpastati all’italiana». Non è un caso che in serata sia il vicecapogruppo dell’Udc alla Camera Ronconi a rilanciare: «È necessario un governo costituente dalla larghe intese che possa mettere mano sulla revisione del bicameralismo perfetto, su una legge elettorale condivisa e sulla riforma delle pensioni. È pura illusione immaginare che la stagione delle riforme possa essere gestita da un governo traballante e rappresentativo della sola metà degli italiani».