La resistenza di Luca

Anche ieri il presidente della Confindustria, avvocato Luca Cordero di Montezemolo, ha parlato. Lo ha fatto praticamente da casa sua, almeno in senso sportivo: Monza. Questa volta ha affrontato il tema del Tfr, Trattamento di fine rapporto, per intenderci la vecchia e più nota liquidazione.
Il problema qual è? È che il governo ha proposto una legge per la quale i lavoratori possono decidere di trasferire tutto o parte del Tfr a fondi che vadano a costituire una integrazione per la loro pensione. Perché Montezemolo ne ha parlato in modo allarmato? Perché, come tutti sanno, praticamente non c’è impresa in Italia che abbia messo preventivamente da parte i soldi necessari per pagare il Trattamento di fine rapporto ai lavoratori nel momento di conclusione del rapporto stesso. Questi soldi le imprese li hanno utilizzati per altro e, naturalmente, questa legge porterebbe con sé un problema da risolvere per le imprese. Tutti lo sapevano, lo sapevano da tempo e in moltissimi hanno ritenuto che fosse un problema da risolvere.
Del resto in qualche modo sarà pure ora di cominciare a costruire pilastri pensionistici diversi dall’unico carrozzone, un po’ sgangherato, dell’Inps, o no? Cosa ha detto a proposito il presidente degli industriali? Ha detto che questa iniziativa è «subordinata a una condizione chiara, la totale assenza di oneri per le imprese». Detto in altri termini, non si può fare. Allora ha indicato tre possibili compensazioni a questa proposta. La prima: automatismo di accesso al credito. Probabilmente questo vuol dire che le imprese, non potendo più disporre di quei soldi, possano automaticamente averli dalle banche, a credito. Di automatico nelle banche italiane c’è solo la porta d’ingresso, per motivi di sicurezza. Comunque per questo il presidente bisogna che si rivolga al sistema bancario. Gli formuliamo sinceramente i nostri migliori auguri di buona fortuna e se ci riuscisse, ce lo dica, che ci proviamo anche noi.
La seconda: riduzione del costo del lavoro. Questo vale sempre, di qualsiasi cosa si parli a proposito delle imprese, e vale anche qui. Il governo, come Montezemolo sa, è alle prese con quella brutta bestia dell’Irap che, come Cordero ha ricordato, è stata pensata e creata da governi di sinistra. Comunque questo governo sta provando a toglierla di mezzo.
La terza: eliminazione del contributo relativo al finanziamento del fondo di garanzia del Tfr, oggi a carico delle imprese. Cosa vuol dire? Vuol dire che quando uno fa un credito (le imprese in questo caso) deve poi garantirlo e per garantire il Tfr era stato inventato questo fondo al quale le imprese contribuivano in parte. Se il presidente si riferiva al passato, cioè ai crediti maturati, naturalmente questa cosa non è possibile. Se si riferisce al futuro, naturalmente questa cosa potrà rimanere solo per quella quota a parte che i lavoratori decideranno di lasciare nel Tfr. Non vediamo problemi.
Ma ha detto anche qualcos’altro, la cui comprensione un po’ ci sfugge. Ha, infatti, affermato, che «se imprese e sindacati non dovessero essere pienamente convinti della bontà della riforma hanno a disposizione strumenti formidabili per vanificarla nei fatti». Qui siamo agli effetti speciali, più che un economista ci potrebbe aiutare nello sforzo di comprensione Steven Spielberg, che di effetti se ne intende. Che vuol dire «strumenti formidabili per vanificare una riforma nei fatti»? Dobbiamo immaginare una sorta di sciopero concertato tra imprese e sindacati? O forse una rivolta fiscale? O forse ancora cosa? Non sappiamo. Ma speriamo che Montezemolo lo chiarisca. Quanto prima.