Resistenza, la retorica per tutte le stagioni

Lei mi deve spiegare cosa c’entra la Resistenza con la riforma del sistema giudiziario. Non solo mi dichiaro d’accordo con quanti criticano l’intervento del Csm che sempre più si pone come terzo ramo del Parlamento, ma resto interdetto di fronte ai richiami dei magistrati che sostengono che con la riforma il Governo calpesta le conquiste della Resistenza dalla quale è nata la Costituzione e via blaterando.



Lasci fare, caro Prete, lasci fare. La Resistenza e/o l’antifascismo esalano gli ultimi retorici sospiri sfidando il ridicolo. Non mi riferisco alla sostanza dell’una e dell’altro, ma della melensaggine che ne ha fatta la retorica e l’istrionismo della sinistra. Due faccende serie, condivisibili o meno ma comunque serie, ridotte dai loro tonitruanti capitan Fracassa a frusto luogo comune, a banalità dialettica. Ha letto della villa del Duce a Riccione? L’aveva acquistata donna Rachele nel 1934 e Mussolini vi trascorse qualche estate. Nel ’41, in una stanza del piano terra vi scrisse «Parlo con Bruno», libro che se non avesse il difetto d’aver «lui» come autore, non sarebbe da buttar via. Le cose poi andarono come andarono e la villa, non più abitata, si ridusse a rudere: restava in piedi, come tutte le cose costruite prima della guerra, come si diceva una volta, ma perdeva i pezzi. Qualche anno fa il Comune (rosso) di Riccione decise di restaurarla per farne il Museo della Balneazione che nei giorni scorsi è stato inaugurato con tanto di taglio del nastro. Be’, non ci crederà, caro Prete, ma i Capitan Fracassa hanno colto l’occasione per rimenarla con la storia della Resistenza tradita. Dandone conto, Stefania Parmeggiani dell’Unità così attacca: «Un cancello a separare il presente dal passato, la memoria dalla rabbia»; insomma a dividere chi «con la camicia nera ha marciato su Riccione per celebrare il fascismo» (fascismo edilizio? Fascismo vacanziero? Boh) e chi, quelli bravi, «con la bandiera rossa ha gridato vergogna». Ma vergogna di cosa? D’aver fatto di una residenza ducesca un museo? E Palazzo Venezia, allora? Fatto sta che quelli con la bandiera rossa «hanno gridato la loro rabbia alternandosi al microfono per spiegare che cosa siano state nel Ventennio le vacanze del Duce». Per denunciare che inaugurando un museo casualmente sito in una vecchia casa di Mussolini, ci «si è dimenticato del sangue, dell’orrore, della perdita della libertà».
Ma chi ha dato il meglio di sé sono stati la Cgil, i Verdi, la sinistra giovanile e il Coordinamento provinciale della sinistra: «Contro ogni forma di revisionismo - hanno tuonato - noi stiamo coi partigiani». Revisionismo? Quale fatto storico della vulgata antifascista è stato revisionato in quel di Riccione? E cosa c’entrano i partigiani? Che nesso può esserci tra la villa al mare di Mussolini e la gloriosa Resistenza? Dice Nazzareno Trappolo dell’Anpi che «invitando il figlio del Duce» il sindaco (diessino) di Riccione «ha dato la possibilità alla destra di sdoganare un periodo storico. Ci ha tradito». Il figlio in questione è Romano Mussolini, di professione musicista. Cosa può collaborare a sdoganare un musicista, una vecchia villa? Come vede, caro Preti, la Resistenza o meglio la retorica e l’istrionismo sulla Resistenza è alla frutta. Lasciamo dunque che consumino anche quella e poiché con Riccione e le invettive contro la riforma mi pare che siano all’ultima buccia, all’ultimo torsolo, ho l’impressione che l’attesa non sarà lunga.
Paolo Granzotto