Responsabilità Un bel mea culpa per la sconfitta del Pdl

Caro ragazzo Massimiliano, hai scritto ieri ciò che avrei scritto io, se avessi avuto un palcoscenico. Il tuo «Tutto sbagliato, tutto da rifare» è una scrittura sensibile e acuta circa il dopo amministrative. I risultati locali e quelli liguri e quelli milanesi, ecc. hanno risentito, in primis, del governo nazionale e del meneghino Berlusconi, che nulla capisce di cultura e di filosofia politica. Certo, poi, ogni luogo ci ha messo del suo. Non avendone conoscenza, non mi permetto di giudicare il personale politico ligure, dico solo che se somiglia alla sciura Moratti milanese, poveri noi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Pochi giorni prima delle elezioni ero a Milano e ho capito, ho scritto una lettera al Giornale, dicendo che la Moratti avrebbe perso a primo colpo, così è stato e perderà anche il ballottaggio. Il centro destra ha stracciato ogni promessa elettorale, dall’abolizione delle Province e delle Comunità Montane (covi di clientele partitiche di ogni colore e mantenute dal popolo, senza avere un’utilità pubblica) alla riduzione dei parlamentari, dalle serie riforme istituzionali e costituzionali alla riduzione delle tasse, dalla riforma della scuola di ogni ordine e grado alla sburocratizzazione del contesto italiota, da una sanità diffusa ed efficace alla cessazione degli sprechi. Nulla di tutto questo. La truce alleanza coi leghisti ha prodotto la porcata del federalismo fiscale, alla faccia di un federalismo autentico, attinente all’assetto istituzionale della Nazione Italia.
Un giovane ragazzo, che vive in un paesino lunigianese, si è rimboccato le maniche e ha deciso di aprire un’enoteca: delizioso locale, in cui si gustano vini «estremi» come li ha chiamati fantasiosamente il ragazzo, e tartine fatte dalle dolci mani di una giovane moglie dal volto bellissimo, «guarda Nicla» mi ha detto il ragazzo «il locale è aperto grazie alla mia testardaggine, un altro avrebbe mollato, ci ho messo più di un anno per aprire, di ufficio in ufficio, di cartelle compilate, di permessi e contro permessi, non ti dico!».
Tornando a Milano. Sanità, aldilà del San Raffaele e del Don Verzé che sta studiando come far campare 150 anni il nostro Berlusconi, tutto il resto è pietà. Nemmeno compassione, il quale sentimento costituirebbe l’approfondimento della pietà. Solo pietà, per come il Cittadino attende le cure e per come viene trattato in termini numerici.
Il PdL sul territorio nazionale è nelle mani di tanti capetti (molti sono brubru) che ne fanno una brutta copia dei grandi (detto senza ironia) partiti defunti, come la Dc, il Pci, IL Psi. Di più: con un coordinamento nazionale come quello propinatoci... Bondi... che ha avuto l’onestà di riconoscere i suoi immensi limiti... ma Berlusconi provvederà a dargli una chicca…magari in Mondadori... lui che scrive poesie... qualche cretino dice che scrive gli Haiku... senza averne mai letto l’anima arcana…il Verdini, che più prosaicamente fa affari coi residuati bellici del comunismo toscano, tramite banche e quant’altro...
Le battute berlusconiane e morattiane sono da condannare totalmente e stanno a testimonianza dell’insipienza politica dei due. Solo su un vocabolo non concordo con te – mi deludi, giornalisticamente parlando – non sono d’accordo sull’uso e il senso del termine «moderato» riferito a un ipotetico elettorato di centro destra. Fatti un po’ di domande, caro ragazzo: che vuol dire «moderato» riferito a un corpo elettivo che affida i propri bisogni, aspirazioni e destini di cittadino a un personale politico, nel nostro caso di destra, che deve assumersene oneri e onori? Tu pensi che i bisogni, le aspirazioni, le aspettative, i diritti e i doveri siano diversi fra un elettorato di destra e uno di sinistra? Io ho alcuni dubbi, aldilà di certi retaggi attinenti a uno slogan «il personale è politico» messo nel tritacarne di una traduzione ad personam. Diciamo cose più intelligenti sui nostri avversari politici, che, una volta abbandonato il forte credo comunista, non sanno più chi sono…e la privazione dell’identità, tu sai, non porta da nessuna parte. E loro sono privi d’identità e dunque contraddittori e sguarniti e non credibili sul piano della proposta politica, anche loro afflitti, come dice l’amico Matteo Renzi sindaco di Firenze, da personale da rottamare. Dalla nostra parte c’è un Berlusconi ambrosiano con tante di quelle lacune…che potrebbero diventare lagune melmose... e all’orizzonte non compare la sostituzione. Poi tu hai ragione da vendere, caro Mass, nel desiderio di riappropriarci della mitica agora, che tanto ha contribuito ad esaltare la figura pubblica dell’individuo privato. A presto mio caro e datti da fare (anche) rispetto alle pagine nazionali del Giornale, spesso danno un contributo alla demolizione politica, vantando una voluta stupidità giornalistica…a meno che...
Un abbraccio dalla tua vecchia conoscenza.