Ressa fatale alla Mecca: morti 345 pellegrini

Le vittime sono morte calpestate mentre tentavano di avvicinarsi alle «steli di Satana»

Roberto Fabbri

Ennesima tragedia durante l’annuale pellegrinaggio musulmano dell’Hajj, in Arabia Saudita. Almeno 345 fedeli musulmani sono morti calpestati nella calca mentre compivano in un caos incontrollabile l'ultimo dei nove riti previsti dalla tradizione maomettana, quello del lancio delle pietre contro le steli che simboleggiano Satana nella piccola vallata di Mina, fuori dalla città sacra della Mecca.
I feriti, secondo il ministero della Sanità saudita sono circa trecento. La strage è avvenuta nello stesso luogo dove già in passato sono morte centinaia di persone, al ponte Jamarat (delle steli) all'ingresso orientale dello spiazzo, dove da mezzogiorno al tramonto i pellegrini devono, secondo un’antica tradizione, lanciare le pietre contro le tre steli nere.
La via verso le steli di Satana (un rito che commemora un episodio in cui il diavolo fu cacciato a pietrate da Abramo perché lo tentava a non obbedire all’ordine divino di sacrificare suo figlio) si è trasformata in un atroce «percorso di morte», ha raccontato un pellegrino a una televisione araba. L’uomo ha riferito di donne svenute che sono finite orrendamente calpestate, mentre migliaia di persone spingevano e davano gomitate per avvicinarsi il più possibile ed essere così certi di centrare l'obiettivo.
Il ministero degli Interni, in una dichiarazione riportata dall'agenzia di Stato saudita, ha spiegato che la calca «si è formata quando le persone hanno cercato di recuperare le loro cose perse». Molti pellegrini, infatti, trasportano con sé i loro bagagli da un sito all’altro - il monte Arafat, Mina e la Mecca - e nel caos molti li hanno persi mentre cercavano di raggiungere la spianata, scontrandosi con quelli che la stavano già lasciando dopo avere compiuto il rito. La folla era numerosissima perché - si legge ancora nel testo diffuso da Riad - «la gran parte dei pellegrini ha voluto compiere il rito nel pomeriggio». Secondo un testimone citato dalla televisione del Qatar Al Jazeera, infatti, gli imam avevano invitato i pellegrini a seguire alla lettera il precetto di Maometto e recarsi al pomeriggio al Jamarat.
L'incidente, aggiunge la dichiarazione, è avvenuto tra le 13 e le 14 locali all'ingresso orientale della valle di Mina. Ancora mentre arrivavano le ambulanze per soccorrere i primi feriti, i pellegrini continuavano incuranti a premere per raggiungere le steli di Satana. «L'indisciplina è stata la causa principale», ha riconosciuto il ministero della Sanità.
Al calare del sole, lo spettacolo era tragico. L’immensa e turbolenta folla dei pellegrini si disperdeva, mentre sullo spiazzo restavano le barelle arancioni che erano servite a trasportare i cadaveri coperti da un telo bianco su grandi autocarri appositamente attrezzati con dei ripiani laterali su cui adagiarli.
Oltre due milioni di pellegrini sono arrivati anche quest’anno alla Mecca per il Hajj, uno dei cinque «doveri» dell'Islam, che un buon musulmano deve compiere almeno una volta nella vita, se la salute glielo consente e se ha i mezzi economici.
Spesso il pellegrinaggio è segnato da lutti, vere e proprie stragi. Alle Jamarat, ci sono stati 270 morti nel 1994, 118 nel 1998 e 251 nel 2004, sempre schiacciati nella calca.
Il governo saudita ha ristrutturato l'area per migliorare l'accesso e quest'anno aveva dispiegato 60mila agenti per controllare la folla. Dall'anno prossimo, il ponte Jamarat dovrebbe essere sostituito con uno più elaborato a quattro livelli, con ingressi e uscite differenziati. È prevista anche l’entrata in funzione di una metropolitana. Il tutto dovrebbe costare oltre un miliardo di dollari.
L'incidente di ieri è il secondo verificatosi durante il pellegrinaggio di quest'anno. La scorsa settimana 76 persone sono morte nel crollo di un albergo alla Mecca.