Resta seminuda sull’altare: sposina si separa dal marito

L’abito si scuce nel momento del sì e lei chiede 23mila euro di danni al sarto. Anche perché per colpa sua è andato in pezzi pure il matrimonio

da Genova

Sotto il vestito niente. Non si parla del film thriller di Carlo Vanzina, ma di una storia che comunque di panico ne ha fatto trovare ai diretti interessati e che ha avuto un finale triste, non quanto quello della protagonista della pellicola di cui sopra, ma comunque non una parabola a lieto fine.
Sotto il vestito niente, perché ad una giovane sposa di Rapallo l’abito nuziale ha tradito proprio nel momento più bello. In quella che è l’impressione che nella mente una donna ed un uomo innamorati si portano dietro per la vita intera. L’attimo in cui, davanti all’altare, ci si scambiano gli anelli e le promesse di una vita insieme. E proprio in quell’attimo, il vestito così tante volte provato, ritoccato, aggiustato, ha deciso di mollare la sua indossatrice. Ha cominciato a sfilacciarsi fino a cadere completamente svelando sempre di più il décolleté della promessa sposa e mostrandone a tutti i presenti le curve sinuose.
Una amara figura che ha scioccato non solo la ragazza ed il suo sposo, ma anche gli invitati. Tra l’incredulità dei parenti e il sarcasmo di qualche amico che, nel momento di dolore, non ha perso l’umorismo scattando foto a ripetizione di quegli attimi tragicomici. Scatti peraltro utili, non solo per farsi due risate ripensando all’evento, ma anche alla novella sposa che mesi dopo ha deciso di separarsi dal marito al quale, quelle curve mostrate improvvisamente a tutti, non sono proprio andate giù. Certo un colpevole bisognava pure cercarlo per la fine di un matrimonio rovinato da una stoffa poco resistente. Così la rapallese ha deciso di portare in tribunale la sartoria che gli aveva confezionato l’abito. Non per chiedere il risarcimento del vestito costato 2.500 euro, ma per farsi ripagare, sempre che i soldi bastino a coprire il dolore, i danni morali: 23.000 euro.
Al Tribunale di Chiavari, è andato in scena il primo round della causa, con la nuovamente signorina che incalzava contro il sarto dell’abito e il titolare del negozio a respingere le accuse. Di foto tragicomiche si parlava prima. Quelle foto, che avranno fatto sorridere molti, fanno parte del fascicolo presentato dall’avvocato della giovane a dimostrazione di ciò che è capitato quel giorno in una chiesetta sulle alture della riviera del Tigullio.