Restano in cella le maestre di Rignano

Roma - Nessuna sorpresa: restano in carcere i sei indagati per i presunti episodi di pedofilia che sarebbero avvenuti nell’asilo «Olga Rovere» di Rignano Flaminio e a casa di alcune delle maestre coinvolte dalle accuse.
Secondo il gip del tribunale di Tivoli, Elvira Tamburelli, anche dopo gli interrogatori di garanzia del 27 e 28 aprile resistono i «gravi indizi di colpevolezza» per ciascuno degli indagati: tre maestre, una bidella, un autore televisivo marito di una delle insegnanti e un benzinaio dello Sri Lanka. Rigettate dunque sia le istanze di scarcerazione che le richieste, in subordine, di arresti domiciliari, avanzate dai legali dei sei. Che nel faccia a faccia con il giudice, venerdì scorso, avevano tentato di confutare la tesi del pm Marco Mansi. Rimarcando la mancanza di riscontri alle accuse nelle attività ordinarie di indagine, dalle intercettazioni telefoniche alle telecamere nascoste nella scuola materna, e sostenendo che le testimonianze de relato dei bambini, riportate nelle denunce dei genitori, non fossero sufficienti a giustificare il provvedimento di arresto, oltre a sottolineare altre presunte anomalie nell’inchiesta, come la mancata registrazione dei colloqui tra i minori che avrebbero subito gli abusi e la psicologa nominata come consulente tecnico dal pubblico ministero.
Il gip, invece, ha ritenuto tuttora valido l’impianto accusatorio del pm poi confluito nell’ordinanza di arresto del magistrato: sarebbero attendibili e «convergenti» i racconti dei bambini raccolti come confidenze dai genitori prima di sporgere denuncia, sarebbero validi come riscontri sia la perizia del consulente tecnico che il materiale sequestrato nelle case di alcuni indagati e riconosciuto dai minori.
La parola, adesso, passa dunque al tribunale del Riesame, che il prossimo 9 maggio valuterà i ricorsi presentati dagli avvocati delle tre maestre, Silvana Magalotti, Marisa Pucci e Patrizia Del Meglio, e del marito di quest’ultima, l’autore televisivo Gianfranco Scancarello. I collegi difensivi dei quattro indagati hanno chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere.