Restaurato il Palazzo degli scapigliati

In via Vivaio, a Milano, nella seconda metà dell’ottocento, due erano i punti di ritrovo degli Scapigliati: l'osteria del Polpetta e il giardino dei Cicogna nella parte coltivata ad ortaglia. A quei tempi corso Monforte terminava sui bastioni chiusi, dalle larghe ombre degli ippocastani giganteschi, in mezzo ai bei giardini patrizi e alle vaste e pingui ortaglie. Il mezzo di collegamento con questa zona bucolica era un enorme vecchio omnibus color verde pisello, che trasportava rarissimi passeggeri. Via Vivaio, come suggerisce il toponimo, era una via campestre, con un paio di case moderne accanto a un paio di antiche case rurali. Vi abitavano molti artisti, amanti della quiete: De Albertis, Francesco Fontana, Eugenio Perego, Giuseppe Barbaglia, Borgomainerio. Il ritrovo comune a mezzogiorno era presso «il Polpetta», sull'angolo di via Conservatorio, dove convenivano anche Tranquillo Cremona, Giuseppe Grandi ed Emilio Praga, che abitava in Monforte. La polpetta milanese, piatto povero e di recupero per antonomasia, era così famosa fra gli scapigliati che il poeta e commediografo dialettale Ferdinando Fontana compose la «Polpetta del Re». «Il Parco è stato definito irreale - afferma l’avvocato Roberto Campagnolo - in quanto ancor oggi ha preservato la stessa tipologia floreale del ’700, l’unico colore è manifestato da un piccolo pesco e le siepi mantengono la sobrietà del tempo». Lo studio legale Campagnolo, infatti, fondato nel 1991, è ospitato proprio nello splendido palazzo Cicogna con ingresso da corso Monforte e via S.Damiano. Palazzo Cicogna è forse oggi l'unico esempio rimasto a Milano che abbia conservato l'aspetto di una «grande casa da nobile». L’immobile fu iniziato nel ’500 in stile rinascimentale dalla famiglia Arrigoni. Nel 1569 venne venduto e solo nel 1828 diventò proprietà del conte Cailo Cicogna Mozzoni. Questi fece chiudere il cortile verso corso Monforte con una decorazione romantica dell'architetto Sanquirico. Tale costruzione neogotica fu molto criticata perché in contrasto con l'aspetto severo del cortile. Solo nel 1972, a distanza di 150 anni, è stata ripristinata l'antica facciata in tinta unita ed è stato completato il cortile con una quarta facciata in stile rinascimentale, identica a quella originale.
«Lo Studio contiene affreschi del ‘600 appena restaurati - continua Roberto Campagnolo -, soffitti in legno con cassettoni in oro zecchino, maioliche dipinte a mano, specchiere del ’700, statue in marmo, camini decorati con stemmi in ferro battuto. Dal lato che dava su via Vivaio l'area era coltivata ad ortaglia, qui, grazie a una intraprendente famiglia di portinai, ebbe origine la “Scapigliatura” milanese».
Per visitare il Palazzo e lo Studio: www.studiolegalecampagnolo.com