Il restauratore delle piramidi per il teatro sociale di Camogli

La luce in fondo al tunnel: il Teatro Sociale di Camogli, inagibile da trentacinque anni, riaprirà i battenti nel settembre del 2012. La commissione consiliare provinciale Lavori pubblici, congiuntamente all'assessore provinciale al patrimonio Monica Puttini e al sindaco di Camogli Italo Mannucci, ha constatato durante un sopralluogo che i lavori proseguono senza intoppi.
La struttura è di proprietà privata e nel 2004 la Fondazione Teatro Sociale presieduta da Silvio Ferrari ha stipulato una convenzione con i palchettisti; in questi anni la Fondazione è riuscita ad ottenere quasi cinque milioni di Euro riunendo Regione, Provincia, Fondazione Carige, cento tra famiglie e associazioni e, addirittura, i comuni di Camogli e Recco, da sempre rivali e con amministrazioni di colore diverso, ma insieme nel rilancio culturale del Golfo Paradiso. Soldi che hanno permesso così di iniziare i lavori il 24 agosto scorso, una data speciale segnata in rosso da tutti i camogliesi.
L'intervento - a cui collabora il professor Giorgio Croci, che ha restaurato tra gli altri monumenti, la piramide di Chefren, il Colosseo, la Torre di Pisa e la moschea di santa Sofia a Istanbul - prevede l'avanzamento del proscenio, il rinnovamento delle macchine sceniche, la costruzione di sette palchi, la conversione dell'alloggio del custode in uffici, la realizzazione di servizi igienici e camerini, l'adeguamento alle norme sismiche e l'eliminazione delle barriere architettoniche; i posti a sedere diminuiranno e passeranno da 750 a 500. Il Teatro Sociale di Camogli, gemello del Modena di Genova Sampierdarena, ha una storia particolare e travagliata.
I lavori di costruzione iniziarono nel 1874 per volontà di alcune famiglie camogliesi che allora vivevano il periodo di massima ricchezza grazie ai traffici marittimi della metà dell'Ottocento; ad inaugurarlo, nel 1876, fu l'Ernani di Giuseppe Verdi. Negli anni trenta, però, si verificarono i primi problemi e dopo un periodo di inagibilità, la struttura riaprì nel 1933 prendendo il nome di «Principe di Piemonte». La sala, utilizzata prevalentemente per rappresentazioni cinematografiche, si riappropriò del nome «Teatro Sociale» solo dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1976 ci furono ulteriori complicazioni e il sipario si chiuse nuovamente. Quattro anni più tardi, la Provincia investì 700 milioni di lire intervenendo sul tetto senza però poter riaprire per motivi di sicurezza. Dall’agosto scorso, in soccorso della struttura camogliese, è arrivata la Sacaim di Venezia che sta eseguendo i lavori all'interno; la stessa impresa che ha rimesso in piedi il teatro La Fenice di Venezia devastato nel 1996 da un terribile incendio.
I presupposti per la rinascita culturale del Golfo Paradiso, adesso, ci sono tutti. La mente va oltre e, una volta ultimato l'intervento, l'attenzione si focalizzerà sull'aspetto gestionale: «Ci stiamo già pensando - afferma Ferrari. Quello che mi auguro - ammette - è che subentrino dei giovani per avviare così un processo di rinnovamento. Il teatro - prosegue il presidente della Fondazione - si trova in una posizione strategica, a metà tra il Cantero di Chiavari e il Carlo Felice di Genova. È importante che la Regione crei un circuito, così come hanno già fatto altre regioni, per esempio Marche e Veneto».