Restauro, il Campidoglio bocciato

«La Zetema, la società del Comune di Roma per la cultura, perde il restauro. Non potrà più eseguire i lavori di recupero dei beni capitolini, ma dovrà ricorrere alle tradizionali gare d’appalto». A commentare così la notizia della bocciatura del Comune da parte del Consiglio di Stato diffusa dal sito internet Patrimonio Sos è il deputato di An Fabio Rampelli.
«La sentenza parla chiaro - puntualizza Rampelli - Veltroni ha proceduto agli affidamenti diretti in favore di Zetema in violazione della richiamata giurisprudenza comunitaria (già esistente al momento degli affidamenti) e, inoltre, nonostante un invito rivolto dall’Autorità garante per la concorrenza e per il mercato “ad adottare iniziative idonee a rimettere in concorrenza le attività di manutenzione ordinaria e di restauro dei beni culturali, anche mediante una procedura a evidenza pubblica”». «Palazzo Spada ha dato ragione a un gruppo di restauratori e imprese specializzate che contestavano gli affidamenti diretti di gran parte degli interventi del Comune - aggiunge - La giunta Veltroni, attraverso l’acquisizione di Zetema al 100 per cento, era riuscita ad affidare “in house” un maxipacchetto di lavori di restauro, chiudendo di fatto questa nicchia di mercato agli operatori privati». «Alla faccia della retorica sulla libera concorrenza - ha commentato Rampelli - Questa bocciatura dimostra come la sinistra sia favorevole alle liberalizzazioni solo quando tali processi le consentono di egemonizzare, anzi, di monopolizzare fette di mercato a scapito delle imprese private. Ci auguriamo che le sovrintendenze non ci mettano lo zampino, spezzettando gli appalti per poterli affidare a trattativa privata. Ora il Comune dovrà pagare un indennizzo non a chi ha partecipato a una gara, illegittima, ma proprio a chi non ha potuto parteciparvi per mancanza della gara stessa. Si tratta - ha concluso Rampelli - di una bocciatura gravissima. La sentenza di Palazzo Spada ripristina quella trasparenza necessaria chiarendo che i restauri dei beni museali e monumentali romani non potranno essere più gestiti dal Comune, ma dovranno essere messi a gara».
Di sentenza «ineccepibile» parla il capogruppo di An in Campidoglio, Marco Marsilio: «Le motivazioni della sentenza colpiscono al cuore il monopolio para-pubblico creato da Veltroni con Zetema. Da molto tempo andavamo sostenendo, inascoltati, questa tesi. Veltroni è andato avanti a testa bassa sulla sua strada pensando a torto di avere ragione, e oggi per colpa di questa cocciutaggine il Comune dovrà risarcire i restauratori». «Se è vero che l’ammontare totale è di due milioni di euro - continua Marsilio - il risarcimento del 10 per cento ammonterà ad almeno 200mila euro che a questo punto sarebbe giusto che venissero pagati da Veltroni e da quanti altri si siano resi responsabili di questa illegittima procedura».