«Per il restauro della Galleria il Comune usi l’affitto dei negozi»

Finazzer Flory: «Non si può contare solo sull’aiuto dei privati»

Massimiliano Finazzer Flory ha un debole per Galleria Vittorio Emanuele. Si sente dalla voce. Quando ne parla non riesce a nascondere l’entusiasmo per quel luogo che ama definire «centro simbolico del centro storico». Da anni ha scelto l’Ottagono come sede delle manifestazioni culturali che organizza la domenica mattina, perché di una cosa è convinto: «La Galleria non è solo un passaggio commerciale, ma al contrario un passaggio simbolico».
Partendo da questi presupposti non poteva stare fuori dal dibattito circa il futuro dell’antico «Corso delle carrozze», anche se le sue idee non coincidono per niente con le proposte levate negli ultimi giorni. Partiamo dalla premessa: «Sono disposto a fare un sit-in di protesta - chiarisce serio - se non verranno presi dei provvedimenti per porre fine al degrado della Galleria». Convinto che più di tante parole servano fatti, pensa che i fondi per un prossimo restauro vadano cercati proprio nella Galleria stessa. Quindi niente sponsor privati come ha suggerito l’assessore al Decoro urbano Maurizio Cadeo perché «i privati - sostiene Finazzer Flory - non possono salvare da soli Milano». E allora che fare? «Il Comune deve utilizzare una quota degli affitti dei commercianti per finanziare i lavori. I canoni sono cari, ma le grandi firme se li possono permettere. È ora che i grandi marchi, oltre a pensare alle regate, facciano qualcosa per la città, un impegno che va nel loro interesse».
E poi arriva la seconda stoccata, questa volta diretta a un altro assessore: Vittorio Sgarbi. Dalle pagine de Il Giornale ieri il critico, aveva gettato acqua sul fuoco delle polemiche circa le sorti della Galleria perché «parliamoci chiaro - aveva detto - non stiamo mica parlando di un’opera del Bernini!». Per lui basterebbe un intervento conservativo, niente a che fare con i restauri di vere e proprie opere d’arte. «Per me - replica Finazzer Flory - la Galleria dell’architetto Giuseppe Mengoni è più importante del Bernini. È la più bella d’Europa, Parigi ce la invidia moltissimo».
E poi l’esperto di filosofia urbanistica va ancora oltre: «La Galleria è una sorta di museo all’aria aperta che a Londra sicuramente sfrutterebbero meglio». Come? «Sono certo che gli inglesi avrebbero già posizionato un’urna all’ingresso della Galleria per chiedere ai turisti contributi per il restauro».
Lui, da privato, qualcosa del genere l’ha già fatto. «Ho trovato i fondi per restaurare le quattro lunette originali della cupola». Rappresentano i quattro continenti: Europa, America, Asia e Africa. Furono commissionate e realizzate nel 1865 ma poi sostituite nei primi del ’900 perché fortemente danneggiate. A quel tempo però, si preferì sostituire i dipinti a tempera con dei mosaici, più resistenti. «Come siano finiti nella Galleria d’arte moderna non so - ammette Finnazer Flory - ma quando le ho viste ho sentito la necessità di fare qualcosa per restituirgli lo splendore di un tempo». I lavori sono già cominciati e un’equipe di «eroi civili» - come ama definire i restauratori - ha già messo le mani su una lunetta. «Per ora abbiamo trovato i soldi solo per la prima - rivela - ma l’importante è cominciare e io sono certo che presto troveremo i soldi anche per gli altri tre continenti».
L’11 ottobre, intanto, proprio presso la Galleria d’arte moderna verrà inaugurata la mostra «Pezzi di città» curata dallo stesso Finazzer Flory. «Ho scelto cinque pezzi di città tra cui la Galleria e li racconterò attraverso cinque foto d’epoca, cinque quadri e cinque installazioni audio attraverso le quali si potranno ascoltare registrazioni di testi letterari che parlano di quei luoghi».