Il restauro del Ponte di BassanoMade in, Berlino non s'arrende

Un passo importante. Fondamentale per la valorizzazione dell'alta qualità della produzione manifatturiera italiana.
«Un'arma in più per le imprese nella lotta alla contraffazione e nella trasparenza sul mercato, assicura piena reciprocità con partner commerciali quali Usa e Cina, tutela i consumatori sul tema della salute e della sicurezza». Così il presidente di FederlegnoArredo, Roberto Snaidero, commenta il «sì» di Strasburgo al Made in.
Nel testo, grazie al vicepresidente della Commissione europea e commissario per l'Industria e l'Imprenditoria, Antonio Tajani, è stata inserita l'indicazione obbligatoria sull'origine dei prodotti non alimentari.
Il Made in, per il quale l'Italia si batte da anni, è passato in plenaria, in prima lettura, con 485 voti favorevoli, 130 contrari e 27 astenuti. Il voto è stato incerto fino all'ultimo, a causa della forte pressione del governo tedesco, tanto che per la Germania è sceso in campo addirittura il vicepremier, il socialdemocratico Signar Gabriel. Atteggiamento non condiviso pubblicamente dalla connazionale, compagna di partito e coordinatrice S&D sul provvedimento, Evelyne Gebhardt.
Ora occorre consolidare la posizione politica in vista della ripresa del negoziato con il Consiglio da parte del Parlamento che uscirà della elezioni del 25 maggio. È necessario superare il blocco della Germania e dei Paesi del Nord Europa. La Polonia è neutrale, e potrebbe fare la differenza.
«La nostra federazione si è impegnata sin dalle prime battute del dibattito, affinché si arrivasse alla creazione di uno strumento legislativo in grado di tutelare finalmente le aziende italiane. Ora auspichiamo un accordo politico anche in Consiglio».