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Ferrara non c’è più, la Bignardi in rotta verso Raidue, Chiambretti indeciso. Rimangono Crozza, D’Amico e Lerner

da Milano

Daria Bignardi resta solo fino a fine anno. Chiambretti sta ancora rimuginando sul da farsi. Ferrara, già da tempo, ha deciso di scomparire. Passo dopo passo, La7, la «Tv da fighetti», così come l’ha definita il nuovo amministratore Giovanni Stella, si sta svuotando dei principali volti, quegli anchorman che piacciano ai critici televisivi, ma che costano troppo per i risultati di ascolto che, per forza di cose, riescono a ottenere su una rete con una media del tre per cento di share. Però, a La7, non ci stanno a farsi dare per morti prima del tempo. Anzi, il motto è resistere, resistere, resistere. E anzi, ritrovare l’entusiasmo per creare qualcosa di nuovo. Si sa, il primo passo per tenere in piedi un gruppo che perde quasi 90 milioni di euro all’anno (compresi, però, i forti investimenti per il digitale terrestre) è quello del contenimento dei costi: sarà un anno di lacrime e sangue, con tagli sia ai compensi delle star (per i volti più noti si va da 800mila a un milione di euro) sia ai costi di produzione. L’obiettivo è inventare una rete meno «leziosa» e più «popolare», cioè con programmi capaci di catturare maggiore interesse del pubblico e, di conseguenza, degli inserzionisti pubblicitari.
A credere nel futuro restano alcuni «fighetti» che hanno deciso di non abbandonare la barca dondolante. Nel palinsesto d’autunno compaiono infatti molti nomi che hanno costruito La7 negli ultimi anni: Gad Lerner con L’Infedele, Dario Crozza con il suo show satirico, Ilaria D’Amico con Exit. Sul fronte dell’informazione, Antonello Piroso rimane alla guida delle news e dei programmi di approfondimento: da Omnibus, a Cognome e nome, a Niente di personale. Il fatto è che questi programmi costano troppo per la resa che hanno, ma quasi tutti gli anchorman hanno dato la disponibilità a rivedere i propri compensi verso il basso.
Di sicuro in autunno non si vedrà più Markette. Chiambretti, che già da tempo stava pensando di chiudere il programma, ha ufficializzato la decisione qualche giorno fa. «Avevo giurato di che se avessi trovato un format che mi calzava a pennello, avrei continuato nei secoli, e invece ho cambiato idea», ha dichiarato. Perché? In sostanza lo show costa moltissimo per un programma di seconda, anzi di terza serata. E allora s’era avanzata la possibilità di uno spostamento in prime time, ma le spese sarebbero ancora più alte. Dunque? Pierino è corteggiatissimo, da Raiuno e da Raidue (e c’è chi ricorda che Markette, in origine, sarebbe dovuto andare in onda sul secondo canale) e pure c’è stato un abboccamento con Matrix. Ma il problema di Pierino è che gli vengono offerti format preconfezionati (come Affari tuoi) e lui, com’è nella sua storia e nel suo carattere, vuol realizzare idee proprie. A La7, ovviamente, non lo vogliono lasciar andare (il contratto scade a dicembre 2008) e riprende corpo un progetto, accantonato lo scorso anno, di quello che si potrebbe definire un Chiambrettificio, cioè di un Pierino non solo presentatore ma anche ideatore di vari appuntamenti.
Per Le invasioni barbariche, invece, il destino è segnato. In autunno andrà in onda regolarmente. A inizio 2009 è quasi certo uno spostamento su Raidue. Il problema in questo caso, è contrattuale: la Bignardi è legata a La7 fino a fine del prossimo anno. Si sta studiando una risoluzione consensuale del contratto o, magari, ci potrebbe essere una sorta di «prestito». Infine Otto e mezzo: dopo l’addio di Ferrara (non più tornato dopo la difficile avventura elettorale) si cercano nuovi conduttori per l’autunno, probabile un turnover di volti e un orario più corto in modo da far partire la prima serata un po’ prima (con Ferrara si arrivava alle nove e mezzo).